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Etimologia dei nomi dialettali degli uccelli della Pianura Bolognese


 
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MESTOLONE
 
Abbiamo pensato di iniziare una rubrica parlando della etimologia dei nomi degli uccelli in dialetto bolognese. Alcuni saranno facili, altri più difficili. Iniziamo dal MESTOLONE in dialetto PALOZ. Guardando la forma del becco e la pala che veniva utilizzata dai contadini per ammassare granaglie (appunto "al paloz") appare evidente la derivazione dialettale del nome del mestolone. 
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ASSIOLO
 
Abbiamo visto come, per il mestolone, il suo nome dialettale prenda corpo da una caratteristica del suo aspetto fisico. A volte il nome dialettale di una specie deriva da una assonanza con il suo richiamo. Come nel caso dell' ASSIOLO che vedete in foto. Nelle tiepide notti primaverili, appena fa buio, inizia in lontananza ad udirsi un ripetuto richiamo ......chiuuuu ....chiuuuuu .... chiuuu .... chiuuuu che tradotto in dialetto diventa: CIUU CIUU CIUU; é questo il nome dialettale dell'ASSIOLO ,un piccolo rapace notturno, molto timido ed assai difficile da vedere, cantato anche dal Pascoli in una sua celebre poesia. Fino a non molto tempo fa, la tradizione popolare, lo identificava come il maschio della civetta. Tanto che di una coppia, non più giovanissima che stava un po’ appartata si spettegolava dicendo "I PEREN ALCIU E LA ZVETTA"
 
 
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MARZAIOLA
 
Parliamo oggi della MARZAIOLA, un anatide frequente nelle nostre valli e negli stagni nel corso della migrazione primaverile, in particolare nel mese di marzo, da cui prende il nome italiano, Marzaiola appunto. Ma come viene chiamata in dialetto bolognese? Prima di entrare nel merito, ascoltate il suo verso di richiamo: cosa vi ricorda quel trrrrr trrrrr trrrrr ripetuto insistentemente? Una volta era un giochino in legno, che ruotando il manico produceva un rumore molto simile al verso di richiamo della Marzaiola e quel giochino molto artigianale veniva chiamato RUCHET (rocchetto in italiano) di qui, per assonanza le Marzaiole sono diventate" AL RUCHET" Oltre a riportare due foto di marzaiola, a titolo esemplificativo vi riportiamo due foto dello strumento in parola.
 
 
 
 
 
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UPUPA
 
Oggi parliamo della U‘PUPA (con l'accento sulla u) e stavolta è il nome italiano che deriva dal suo verso di richiamo. Le modificazioni ambientali avevano di fatto allontanato questa Specie dal nostro territorio ed era diventata molto rara. Oggi per fortuna si nota una ripresa della presenza di questo uccello che è tornato a frequentare, se pur in misura modesta il nostro territorio.
Un tempo per il suo grido monotono e sgradevole, la tradizione popolare lo considerava erroneamente un uccello notturno, abitante di luoghi sinistri tanto che il Foscolo cosi la descriveva nel suo poema I SEPOLCRI "E uscir del teschio, ove fuggìa la Luna, / L'ùpupa, e svolazzar su per le croci/ Sparse per la funerea campagna".
Per fortuna, anni dopo, Eugenio Montale ha proceduto a riabilitare la nomea dell'Upupa in una sua celebre poesia: "Upupa, ilare uccello calunniato/ dai poeti, che rati la tua cresta/ sopra l'aereo stollo del pollaio/ e come un finto gallo giri al vento;/ nunzio ...."
Fortemente simbolico e culturalmente presente sotto diverse torme in svariati miti e credenze, questo uccello è oggi simbolo della LIPU, nonché uccello nazionale dello. stato di Israele e dello stato indiano del Punjab. Appare inoltre in francobolli emessi da tante nazioni e negli stemmi di importanti città.
A proposito, stavo quasi per dimenticarmi: il suo nome dialettale? Guardate le foto e notate la differenza, una splendida cresta che l'upupa raddrizza quando è in allarme e per questo viene chiamata GALTEN MUNTANER

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MARTIN PESCATORE
 
Oggi parliamo del MARTIN PESCATORE bellissimo uccelletto molto colorato, che, diciamo subito in dialetto viene chiamato" PIUMBEN". Vediamo da dove deriva questo nome dialettale.
Vi chiedo di lasciarvi andare alla immaginazione: socchiudete gli occhi ed immaginate ....
Un pescatore, tanti anni fa, in una profonda ansa del fiume Reno; con alcune canne molto artigianali sta cercando di catturare qualche pesce; certo sarebbe un bel regalo per tutta la famiglia offrire loro un pasto succulento e diverso dal solito. Oggi pratica un tipo di pesca detta in gergo "a fondo" sperando di catturare qualche carpa (gubbenin dialetto). Un lungo filo attaccato alla cima della canna porta, in fondo, un artigianale amo con un lombrico appeso; a circa 1 metro dall'amo il nostro pescatore ha inserito un grosso piombo (un piumben) che ha un doppio scopo, poter lanciare l'amo più lontano e tenere l'esca adagiata sul fondo. Effettuato il lancio, con un sonoro ploff quando il peso entra in acqua dando origine ad una serie di cerchi concentrici, inizia l'attesa, Deve stare molto attento, guardare sempre la cima della canna perché è dal movimento della cima che può vedere se un pesce abbocca all'amo. lmprovvisamente sulla riva opposta un rumore, PLOFF. attira la sua attenzione, e dai cerchi concentrici dell'acqua pensa che abbiano lanciato un sasso; urla chiedendo se c'è qualcuno, ma non ottenendo risposta torna a concentrarsi sulla sua canna. Poi un altro PLOFF, ed un altro ancora PLOFF; incuriosito guarda con più attenzione disinteressandosi della pesca e stavolta al PLOFF vede un qualche cosa che si alza dall'acqua e, come per magia vola su un ramo vicino: è un bellissimo uccelletto, nel becco tiene un piccolo pesciolino che provvede a sbattere violentemente sul ramo per tramortirlo per poi ingoiarlo. È molto bello, blu verdastro, brillante, con petto rosso­ arancio. Non lo aveva mai visto prima. È troppo preso da quel avvistamento e la pesca passa in secondo piano.
Sulla strada del rientro si ferma, come sempre all'osteria e mentre beve un bicchiere di vino (perla verità non uno solo}, racconta all'oste la sua avventura
... hoi a tal deg, as tuffeva in aqua, al pareva un PIUMBEN . se propri un PIUMBEN”  e così di bocca in bocca fra i pescatori (caso forse unico perché di solito sono i cacciatori a dare un nome dialettale agli uccelli) quel bellissimo uccelletto che porta il nome italiano di MARTIN PESCATORE diventa in dialetto PIUMBEN.
Un ringraziamento particolare a Raffaele Di Martino e Claudio Ceresi per avermi autorizzato la pubblicazione delle loro foto.

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TARABUSO
 
Parliamo del TARABUSO, un uccello appartenente all'ordine dei ciconiformi ed alla famiglia degli ardeidi. Non è un avvistamento frequente e quindi fotografarlo non è certamente facile, come succede invece per i suoi congeneri come ad esempio gli aironi. Vive nelle aree umide con ampie distese di canne, dove trova rifugio e dove, nelle aree idonee nidifica.
Confida molto nel mimetismo che gli offre l'ambiente del canneto tanto che, se allarmato, allunga il collo con becco verso l'alto restando immobile fra le canne. Vola raramente, ed anche il suo sistema di caccia si differenzia dagli altri aironi; infatti, in genere si muove con lunghi ma silenziosi e lenti passi per catturare pesciolini, insetti ed anfibi.
Presenta un aspetto molto compatto e robusto rispetto gli altri aironi, collo più corto e grosso, zampe più corte, coda corta e,a terra, completamente coperta dalle ali.
Guardando le foto che ho inserito troverete una immagine di un cappone (dicasi cappone un galletto che in gioventù e stato, ahimè castrato ..) e vi domanderete perché mai? È presto detto: in dialetto bolognese questo uccello viene chiamato" CAPPON ED VALL" ed una certa somiglianza nei caratteri fisici esiste; potrebbe esistere anche un'altra ipotesi, cioè che presenti, se cotto, un buon sapore come il cappone, ma non mi risulta che anche in testi antichi sia mai sto considerata una specie di interesse alimentare, anzi il Toschi nel suo libro" i nomi dialettali degli uccelli di Romagna" afferma che è IMMANGIABILE.

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ALZAVOLA
 
Oggi parliamo della ALZAVOLA, la più piccola anatra di superficie che frequenta i nostri ambienti umidi.
Una prima curiosità è data dal suo nome italiano: infatti, se allarmata, decolla dall'acqua facilmente, si alza rapidamente e vola via agilmente; da questa caratteristica prende il suo nome italiano " ALZA e VOLA", una caratteristica molto evidente se confrontata, in particolare con le anatre tuffatrici (moriglioni, morette ...) che invece si alzano e prendono il volo dopo aver “camminato" sull'acqua. Il maschio è facilmente riconoscibile mentre per la femmina, presentando un colore molto mimetico, utile durante la cova, è un po' più difficile presentando colori molto simili alle femmine di altre specie. Una caratteristica ci permette però di riconoscere la femmina dell'alzavola, ed è lo specchio alare, di un bel colore verde lucente, proprio della specie.
Il suo nome dialettale è “PAZZET'' ; ma da dove deriva questo nome che potrebbe essere italianizzato come pazzerello, un po' pazzo, imprevedibile? Dal suo modo di comportarsi; infatti, i cacciatori, che con ogni probabilità sono la categoria che ha assegnato il nome dialettale alla alzavola, consideravano e considerano tuttora questa specie di difficile cattura.
Infatti, l'avvicinamento all'appostamento avviene in modo assolutamente imprevedibile, a zig zag, con virate improvvise a destra e/o a sinistra , alzandosi repentinamente o abbassandosi verso l'acqua tanto da rendere difficile colpire il bersaglio (per loro fortuna!!!)

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COLOMBACCIO
 
Oggi parliamo del COLOMBACCIO, un "piccione" grosso e pesante visibilmente più grosso del piccione selvatico e della sua varietà domestica; negli ultimi anni, ha fatto registrare un notevole incremento diventando più abbondante e confidente. Oggi, nella bassa bolognese lo si trova come nidificante e svernante e nel corso della migrazione autunnale quando i soggetti in migrazione si sommano agli stanziali gli stormi diventano enormi.
Il suo nome dialettale, ma che nel caso specifico travalica l'area bolognese, è "FAVAZ”; la prima ipotesi, suffragata anche da illustri ornitologi del secolo scorso, fa risalire il termine FAVAZ al fatto che mangia preferibilmente le fave o che ha le penne macchiettate come sono appunto le fave secche; se vogliamo rimanere al nostro territorio non mi risulta ci siano mai state grandi coltivazioni di questo legume e quindi che si sia potuto verificare questo fatto mi pare assai improbabile. Ma siccome il termina FAVAZ è utilizzato in una vasta area che comprende la Romagna, la Lombardia, ma soprattutto la Toscana, regione con una significativa produzione di fave (fave , sale e pecorino sono un must in maremma) può essersi verificato una trasposizione dialettale fra aree diverse.
Ma cercando su internet una possibile etimologia del termine FAVAZ, mi sono imbattuto in una curiosità: una dotta relazione presentata in un convegno avente per titolo "IL DIALETTO NELL'ITALIANO DEI BANCHETTI DI CARLO NASCIA" in cui si cita più volte il termine FAVAZZI e la cosa mi ha incuriosito. CARLO NASCIA era il cuoco alla corte dei FARNESE di Parma e nelle ricette, riportate nei BANCHETTI si cita più volte una ricetta di "arrosto di FAVAZZI" che era molto gradito al duca RANUCCIO Il Farnese, valente cacciatore.
Ora se pensiamo che correvano gli anni 1670-1680, potremmo anche pensare che l'attuale nome FAVAZ non sia altro che una dialettizzazione della terminologia FAVAZZI già utilizzata nel diciassettesimo secolo con l'italiano antico allora parlato.

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BECCACCIA e BECCACCINO
 
Parliamo di due specie che portano nel nome, ma anche nei nomi dialettali la stessa radice; sto parlando della BECCACCIA e del BECCACCINO che in dialetto bolognese sono chiamati rispettivamente PIZACRA e PIZACAREN.
Il loro nome italiano deriva certamente dal lungo becco che caratterizza entrambe le specie e per il beccaccino viene utilizzato il diminutivo in quanto leggermente più piccolo della beccaccia.
Pur appartenendo allo stesso ordine dei CARADRIFORMI ed alla stessa famiglia degli SCOLOPACIDI e pur simili nei colori del toro mantello, vivono in ambienti diversi: in boschi umidi. decidui o misti la beccaccia, in aree allagate, rive fangose di stagni e saline il beccaccino.
Nonostante le mie assidue ricerche non ho trovato una motivazione significativa per giustificare i loro nomi dialettali; anche nei lavori dei grandi ornitologi del secolo scorso {MOLTONl, FOSCHI, ARRIGONI DEGLI ODDI... ) pur confermando i nomi dialettali, non offrono spiegazioni sulla etimologia del nome. Anche in questo caso, come avvenuto per il colombaccio il riferimento è da ricercare nella relazione presentata in un convegno avente per titolo "IL DIALETTO NELL'ITALIANO DEI BANCHETTI DI CARLO NASCIA" dove si cita più volte il termine· PIZZACHARA" e “PIZZACHARINO”.
CARLO NASCIA era, come detto, il cuoco alla corte dei FARNESE di Parma e nelle ricette. riportate nei BANCHETTI si cita più volte una ricetta di "arrosto di “PIZZACHARE e PIZZACHARINI", uccelli un tempo certamente più numerosi di oggi (in particolare vale per le beccacce). Un riferimento lo troviamo anche nelle cronache di caccia del Bevilacqua, cronista di casa Farnese che nei suoi diari ricorda spesso le PIZZACHARE ed i PIZZACHARINI, tanto che il 6 maggio 1665, accennando ad una magra battuta di caccia scrive che quel giorno non presero altro che qualioti cinqui, con rete e cane et un pizzacharino.
Appare quindi plausibile che l'attuale nome di PIZACRA per la beccaccia e PIZACAREN per il beccaccino, non siano altro che una dialettizzazione della terminologia già utilizzata nel diciassettesimo secolo con l'italiano antico allora parlato.

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MIGNATTINO ( Comune, Piombato, Ali Bianche )
 
Ora parliamo dei MIGNATTINI; sono tre le specie che sono presenti nelle aree umide del territorio:
il MIGNATTINO COMUNE, un tempo più frequente, nei periodi di passo, di quanto non lo sia attualmente; 
il MIGNATTINO PIOMBATO, un tempo raro visitatore, oggi assai presente; 
il MIGNATTINO ALI BIANCHE sempre piùraro.
Come succede spesso nella terminologia dialettale queste tre specie vengono individuate dallo stesso nome MURANDEINA; e da dove deriva questo nome dialettale? Provate ad immaginare di incontrare una giovane ragazzina dai folti e lunghi capelli scuri, carina, molto simpatica estroversa e come vi verrebbe di descriverla? “... mo che bela muretta • E adesso guardate le foto, in particolare del mignattino comune, ma anche del mignattino ali bianche: colore del corpo assai scuro, diciamo grigio piombo, con capo, petto e ventre che tende decisamente al nero e da qui il nome MURANDEINA.
L'eleganza e la leggerezza del volo, con planate sull'acqua per alimentarsi (senza tuffarsi come la sterna comune) sono probabilmente gli elementi che hanno portato allo stesso nome dialettale delle tre specie, ma anche al simpatico diminutivo che caratterizza il nome dialettale

 
 
 
 
Ascolta il verso Mignattino Comune
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