Storia dell'Ospedale Consorziale di Bentivoglio

Si deve infatti al ricco possidente e imprenditore filantropo Carlo Alberto Pizzardi la costruzione di questo ospedale nel 1906, utilizzando una parte dei suoi proventi derivati dalle vaste risaie presenti sulle terre di sua proprietà nel territorio di Bentivoglio, S. Pietro in Casale e Castel Maggiore, appositamente bonificate e coltivate, e dal grande antico mulino (su derivazione del Navile, risalente al 1300), anche questo ampliato e modernizzato per aumentarne la produzione.

Storia Ospedale Consorziale di Bentivoglio - Bentivoglio e dintorni

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La storia dell'Ospedale consorziale di Bentivoglio








OSPEDALE DI BENTIVOGLIO
1906
 
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LA STORIA
 
 
 
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Si deve infatti al ricco possidente e imprenditore filantropo Carlo Alberto Pizzardi la costruzione di questo ospedale nel 1906, utilizzando una parte dei suoi proventi derivati dalle vaste risaie presenti sulle terre di sua proprietà nel territorio di Bentivoglio, S. Pietro in Casale e Castel Maggiore, appositamente bonificate e coltivate, e dal grande antico mulino (su derivazione del Navile, risalente al 1300), anche questo ampliato e modernizzato per aumentarne la produzione.
Carlo Alberto, a differenza dei fratelli, dimostrò una notevole capacità imprenditoriale per aumentare la redditività dei vasti beni fondiari ereditati dal padre Luigi (a sua volta discendente da prozii che li acquistarono nel 1817 da eredi Bentivoglio); parallelamente, si impegnò anche per valorizzare e arricchire con nuove strutture il piccolo e povero borgo anticamente detto di “Ponte Poledrano”.
Borgo cresciuto a ridosso dell’antico Castello costruito nel 1480 da Giovanni II Bentivoglio e da cui era derivata quindi la denominazione della località per voce popolare; località compresa per secoli nell’ambito comunale di S. Maria in Duno e che divenne ufficialmente istituzionalizzata come “Comune di Bentivoglio” nel 1886.
Carlo Alberto volle restaurare e ridare vita e prestigio all’antico Castello, allora degradato e mal ridotto, affidandone i lavori ad Alfonso Rubbiani, l’architetto bolognese più famoso del tempo (e dallo stile controverso). Istituì un scuola per favorire l’educazione dei ragazzi e un asilo infantile affidato ad una suora, Maria Teresa Veronesi; fece costruire nelle vicinanze come propria abitazione un palazzo signorile che verrà poi detto “Palazzo rosso” dal colore dei suoi mattoni. Infine, fece erigere un ampio edificio a circa 700 metri di distanza, destinandolo alla cura e assistenza dei numerosi dipendenti interni alla sua vasta tenuta, assumendo medici e suore da lui stipendiati (1).

L’ospedale era a carattere del tutto privato e senza alcuna ingerenza da parte delle autorità locali, e funzionò per alcuni fino a che non sorsero alcuni contrasti che indussero il marchese a chiuderlo e a cessare il servizio di cura. I cambiamenti economici e le tensioni sociali di inizio ‘900 avevano compromesso il suo rapporto con questa comunità. Erano esplose anche qui le manifestazioni legate alle rivendicazioni promosse dalle prime leghe sindacali. Nelle campagne bolognesi si era diffuso un forte malcontento tra i lavoratori, braccianti, contadini, mezzadri, contro ogni padrone, fosse anche capace e illuminato come il Pizzardi, ma pur sempre visto agire con l’ottica del profitto; e, nonostante tutto il bene che il marchese aveva fatto a questo territorio si creò una ostilità e un risentimento tale da spingerlo ad allontanarsi da Bentivoglio, affidando l’amministrazione delle terre, dal 1911 al 1918, all’agronomo svizzero Armando De’ Rham.
L’ospedale fu riaperto qualche anno dopo, con il consenso del marchese che lo affidò in gestione alla Croce Rossa, in occasione della guerra 1915-18, per ospitare e curare i feriti di guerra, mentre l’antico castello venne adibito a convalescenziario. Il ritrovamento recente di varie foto d’epoca mostra l’intensa attività di assistenza e cura che fu praticata in questo ospedale da medici, infermieri e crocerossine a beneficio di tanti soldati provenienti dal fronte.
Chiusa la parentesi bellica e la conseguente epidemia di “spagnola”, ripresero anche i conflitti sociali e sindacali del “biennio rosso” (tra 1919 e 1922), a Bentivoglio come altrove, e si racconta di un episodio che divise di nuovo il marchese Pizzardi dalla comunità locale.
Nel novembre del ’19 sembra che il Pizzardi avesse già pronto un testamento in cui destinava gran parte dei suoi averi ai mezzadri e ai fittavoli delle sue terre di Bentivoglio e dintorni. Ma alcuni attivisti delle Leghe fecero irruzione in casa Pizzardi con un fantoccio impiccato che lo rappresentava (2).
Altri raccontano (anche se nessun documento lo attesta) che intorno al 1920 a Palazzo Zambeccari di Cinquanta si tenne una riunione con autorità locali e il marchese preannunciò il testamento che aveva deciso di fare in loro favore: desiderava affidare le sue terre in Bentivoglio a chi le aveva sempre coltivate e gestite materialmente. Gli atti ufficiali sarebbero stati firmati al Castello di Bentivoglio alla presenza di due notai e del sindaco di Bentivoglio. Ma alla riunione, non invitati, si presentarono alcuni esponenti delle Leghe “rosse”, che, tra minacce e guazzabugli, impedirono la prosecuzione dell’incontro ed il successivo appuntamento per gli atti formali (3).
Fu la seconda delusione dopo quella degli anni precedenti e la goccia che fece traboccare il vaso del suo risentimento nei confronti di questa comunità con la quale si era pur da poco tempo riappacificato. Carlo Alberto Pizzardi uscì dalla stanza, tornò a Bologna e successivamente decise di fare registrare le sue nuove volontà a vantaggio dell’Amministrazione degli Ospedali di Bologna.
Risultano rogiti del notaio Angeletti del 4 novembre 1919 e del 15 maggio 1920 e altri lasciti, in base ai quali Pizzardi si privò di tutto il suo patrimonio, una ricchezza che oggi è incalcolabile.
L’uomo più ricco di Bologna morì nel 1922, sepolto in un campo anonimo della Certosa, così come richiesto nel suo testamento: “Nessun distintivo e nemmeno il nome si ponga sulla mia tomba volendo, lo confermo, essere trattato come il più povero fra i poveri”. Solo circa 10 anni dopo verrà installata una grande lapide con monumento nell’atrio dell’Ospedale Bellaria, pur in assenza delle sue spoglie.

L’ospedale consorziale
Intanto, nel 1922, l’Italia si era trovata governata dal regime fascista e nei difficili 2 anni precedenti l’Ospedale di Bentivoglio era stato lasciato di nuovo in uno stato di abbandono, rifugio per animali selvatici di notte e luogo di gioco dei ragazzi di giorno. Era necessario quindi un lavoro di ripristino molto oneroso per riassegnargli la sua funzione; ma l’Amministrazione Ospedali di Bologna, nuova proprietaria, non poteva assumersene la spesa, essendo impegnata a programmare e provvedere all’opera di potenziamento e costruzione degli ospedali della città (Maggiore e poi il Bellaria), voluta dallo stesso Pizzardi e ritenuti più importanti.
Il Comune di Bentivoglio, da solo, con gli scarsi mezzi di cui disponeva, non poteva farsene carico. Pertanto, furono attivati contatti con i sindaci dei Comuni circostanti e, dopo lunghe trattative e non poche difficoltà, furono gettate le basi per la costituzione di un Consorzio fra i Comuni di: Argelato, Baricella, Bentivoglio, Castel d’Argile, Castel Maggiore, Malalbergo, Minerbio e S. Giorgio di Piano. Consorzio che venne riconosciuto come Ente morale con Decreto del Prefetto di Bologna il 25 luglio 1924.
Nel 1925 fu così possibile la riapertura dell’Ospedale come servizio pubblico aperto a tutti per l’assistenza dei malati di una vasta zona della pianura che ne aveva indubbiamente tanto bisogno. L’edificio e le strutture accessorie furono ceduti in uso gratuito dall’amministrazione Ospedali di Bologna al Consorzio, mentre le attrezzature furono in gran parte donate e in parte acquistate con fondi anticipati dai Comuni consorziati in proporzione alla popolazione e al rispettivo gettito della sovrimposta fondiaria.
Nel luglio del 1925 l’ospedale di Bentivoglio ricevette la visita del re Vittorio Emanuele III nel corso di un suo viaggio attraverso l’Italia con tappa a Bologna e provincia per visitare in particolare proprio le vaste proprietà lasciate dal Pizzardi.
A Bologna, grazie alla donazione di Carlo Alberto e alle sue disposizioni affinché l’Ospedale Maggiore potesse dotarsi di un istituto scientificamente avanzato per lo studio e la cura di malattie acute e tubercolotiche, veniva inaugurato nel 1932, nella località di Bellaria, l’Ospedale Sanatorio per i malati di petto Carlo Alberto Pizzardi.
A Bentivoglio i primi anni di gestione consorziale, molto favorevoli, consentirono l’acquisto in proprietà degli immobili, come risulta da rogito Ercolani del 24 novembre 1934, e la restituzione ai Comuni delle somme anticipate negli anni precedenti. Nel triennio 1935-37 l’ospedale fu ampliato con l’aggiunta di due ali, portando la capacità ricettiva da 80 a 200 posti letto, consentendo una più ampia e razionale distribuzione dei servizi.
Ma nuove scure nubi incombevano, e nel corso della Seconda guerra mondiale, 1940-45, l’Ospedale di Bentivoglio, come tutto il bolognese, visse le restrizioni e il pericolo dei bombardamenti, e, dall’ottobre 1944, si trovò anche con tutto un piano occupato dal Comando tedesco, che lo adibì al ricovero dei militari tedeschi feriti. Fino al 22 aprile 1945 l’Ospedale funzionò quindi in condizione di estremo disagio e senza alcuna regolarità di approvvigionamento di medicinali e materiale sanitario.
Al momento della Liberazione, nel 1945, il Consorzio era rimasto completamente privo di scorte, con i locali da riattare e riparare per i danni subiti dalla occupazione e dalle incursioni aeree, che tra l’altro avevano provocato la rottura di tutti i vetri. I costi dei materiali aumentavano a ritmo vertiginoso e risparmi volatilizzati per il deprezzamento della lira. Con lo sforzo di tutto il personale e degli amministratori, pur senza mezzi e senza contrarre nuovi debiti, fu possibile ricondurre l’Ospedale alla normalità e ad offrire un buon servizio, sempre più rinnovato e con nuove attrezzature adeguate ai tempi.

Dall’Usl 25 di S. Giorgio di Piano all’Ausl di Bologna
Le cronache dell’ultima metà del Novecento vedono questo ospedale inserito nei vari cambi di gestione e organizzazione territoriale, stabiliti dapprima dalla legge del 1978 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale e ridefiniva le aggregazioni territoriali dei precedenti Consorzi Socio Sanitari, con l’istituzione delle Unità Sanitarie Locali (Usl), che diventarono successivamente Aziende Sanitarie Locali (Ausl), dipendenti dalle Regioni per effetto di altra legge del 1992 e dei conseguenti successivi Piani Sanitari Regionali.
L’ospedale di Bentivoglio fu quindi dapprima assegnato alla gestione del Consorzio Socio Sanitario di S. Giorgio di Piano (negli anni ‘50/’70), poi dell’USL n. 25 (anni ‘80/’90), ambito comprendente sempre gli stessi comuni del precedente Consorzio, sempre con sede a S. Giorgio di Piano; poi nella Bologna- Nord, per passare infine all’ultima, più ampia e attuale aggregazione dell’Ausl di Bologna (che comprende tutto il territorio provinciale, a parte l’imolese), Distretto di Pianura Est, che gestisce tutte le strutture sanitarie e ospedaliere.
Nel frattempo, la pianificazione regionale dell’Emilia-Romagna aveva portato alla riduzione e alla chiusura di molti ospedali in provincia, con conseguenti situazioni di disagio e proteste dei cittadini dei Comuni privati di un servizio locale di cui usufruivano da decenni, quando non da secoli. Ma la politica sanitaria regionale era decisamente orientata verso la concentrazione dei servizi ospedalieri in strutture più grandi e in grado di fornire – si diceva – prestazioni specialistiche più qualificate e dotate di attrezzature più moderne e costose, che i piccoli ospedali non sarebbero stati in grado di offrire. Nella zona di pianura a fare le spese di queste scelte furono gli ospedali di S. Pietro in Casale e di Pieve di Cento, che furono dapprima sempre più ridotti nei servizi, fino alla loro chiusura nei primi anni’90.
L’ospedale di Bentivoglio fu invece considerato in posizione più favorevole, e quindi mantenuto e potenziato con nuovi servizi e l’ampliamento dell’edificio, anche con l’innalzamento di un terzo piano nella nuova ala alla fine degli anni ‘80.
Nel contesto delle situazioni di disagio e malcontento che queste scelte di programmazione territoriale avevano determinato tra i cittadini di alcune località più distanti, si ricorda in particolare la vicenda del Comune di Castello d’Argile, la cui popolazione, pur usufruendo da sempre di alcuni servizi dell’ospedale di Bentivoglio, aveva espresso una forte preferenza per l’utilizzo dei più vicini ospedali di Pieve di Cento e Cento, tanto da chiedere alla Regione di poter far parte dell’Usl 30 di Cento invece che della Usl 25 di S. Giorgio, per avere una più sicura disponibilità e accessibilità delle relative strutture e servizi ospedalieri, di Pronto soccorso e Guardia Medica.
Ma la presenza del confine provinciale tra Bologna e Ferrara, che divide Cento (Fe) dai comuni di Pieve e Argile, dopo petizioni e diatribe di anni, e un inserimento nell’Usl 30 di Cento durato solo dal 1987 al 1994, ha infine definitivamente escluso questa possibilità. Il Decreto Amato-De Lorenzo n. 502 del 30 dicembre 1992 imponeva infatti alle regioni una riduzione delle Unità sanitarie locali e quindi l’accorpamento di quelle esistenti in Ausl uniche di ambito coincidente con la Provincia (in provincia di Bologna allora erano 10 ed era prevista una deroga all’unicità per la sua vastità).
Pertanto, pur restando una teorica possibilità di libera scelta dell’ospedale da parte dei pazienti di questi due comuni, l’orientamento di pianificazione economica, l’offerta dei servizi e le disposizioni burocratiche, portarono comunque a usufruire dell’ospedale di Bentivoglio anche per chi abitava, e abita, più lontano.
Nel periodo della massima diffusione della pandemia causata dal virus Covid 19, l’Ospedale di Bentivoglio è stato temporaneamente adibito esclusivamente alla cura dei malati Covid, tra il marzo e il maggio 2021, in supporto agli ospedali di Bologna città, con conseguente riduzione di altri servizi e chiusura della Maternità e Punto nascite.
Ora tutti servizi sono stati ripristinati; ma anche in questo ospedale, come in tanti altri di Bologna e Italia, manifestazioni sindacali hanno espresso anche recentemente forte preoccupazione e disagio per l’insufficiente disponibilità del personale necessario a coprire tutte le esigenze.
Attualmente nell’ospedale di Bentivoglio risultano attivi i reparti di: Chirurgia Generale, Geriatria, Ginecologia, Medicina Interna – Generale, Nefrologia, Oculistica, Oncologia, Pronto soccorso, Pronto soccorso pediatrico h24, Radiologia e Diagnostica per Immagini.
M. Bar.
Fonti:
(1) “L’Ospedale consorziale di Bentivoglio” 1953, ciclostilato a cura del Consorzio allora appositamente costituito tra 8 comuni della pianura: Argelato, Baricella, Bentivoglio, Castello d’Argile, Castel Maggiore, Malalbergo, Minerbio, S. Giorgio di Piano.
(2) “L’enigma Pizzardi” di Gabriele Cremonini – Ed. Pendragon, 2014



HISTORY


It was indeed thanks to the wealthy landowner and philanthropic entrepreneur Carlo Alberto Pizzardi that this hospital was built in 1906, financed with part of the profits from his extensive rice fields located on his estates in Bentivoglio, San Pietro in Casale, and Castel Maggiore—lands that he had specifically drained and cultivated—as well as from the large ancient mill (derived from the Navile Canal and dating back to the 14th century), which he also expanded and modernized to increase production. Unlike his brothers, Carlo Alberto demonstrated remarkable entrepreneurial skill, increasing the profitability of the vast estates he had inherited from his father Luigi Pizzardi (himself a descendant of great-uncles who had purchased the properties in 1817 from the Bentivoglio heirs). At the same time, he committed himself to developing and enriching the small, impoverished village once known as Ponte Poledrano. This village had grown around the ancient castle built in 1480 by Giovanni II Bentivoglio, from which the place took its popular name. For centuries, the locality had been under the jurisdiction of Santa Maria in Duno, before being officially established as the Municipality of Bentivoglio in 1886. Carlo Alberto sought to restore and return prestige to the old castle, then in a state of decay, entrusting the restoration to Alfonso Rubbiani, Bologna’s most renowned (and stylistically controversial) architect of the time. He also founded a school to educate local children and opened a nursery run by a nun, Maria Teresa Veronesi. Nearby, he built his own residence—a stately home later known as the “Palazzo Rosso”, for the red hue of its bricks. Finally, about 700 meters away, he erected a large building devoted to the care and assistance of the numerous workers employed on his estate, staffing it with doctors and nuns in his service.
The hospital was entirely private, operating independently of local authorities, and functioned for several years until tensions arose that led the Marquis Carlo Alberto Pizzardi to close it and end the healthcare service. The economic changes and social unrest of the early 1900s had undermined his relationship with the local community. Even here, protest movements connected to the emerging labor unions had erupted. Across the Bolognese countryside, discontent spread among farmworkers, sharecroppers, and peasants—directed against all landowners, even capable and enlightened ones like Pizzardi, who was nonetheless seen as acting from a logic of profit. Despite all the benefits he had brought to the area, hostility and resentment grew to such an extent that he withdrew from Bentivoglio, entrusting the management of his estates, between 1911 and 1918, to the Swiss agronomist Armando De’ Rham.
The hospital reopened a few years later, with the Marquis’s consent, when he entrusted its management to the Red Cross during the First World War (1915–1918), so that it could care for and house wounded soldiers, while the old castle was converted into a convalescent home. Recently discovered photographs show the intense medical and nursing activity carried out there by doctors, nurses, and Red Cross sisters for the benefit of many soldiers returning from the front. After the war—and the subsequent Spanish flu epidemic—social and labor unrest flared up again during the “Biennio Rosso” (the “Red Biennium,” 1919–1922), both in Bentivoglio and elsewhere. It is said that one incident in particular ended what little reconciliation remained between the Marquis and the local community. In November 1919, Pizzardi reportedly had already prepared a will that would leave most of his estate to the sharecroppers and tenants who worked his lands in Bentivoglio and the surrounding areas. However, a group of union activists stormed into his home, carrying an effigy of him hanging from a noose. According to other accounts (though without documentary proof), around 1920, at Palazzo Zambeccari di Cinquanta, a meeting was held with local authorities, during which the Marquis announced his intention to distribute his Bentivoglio properties among the people who had cultivated them for years. Formal deeds were to be signed at the Castle of Bentivoglio, in the presence of two notaries and the mayor. Yet, uninvited representatives of the “red” labor leagues appeared at the meeting, and amid threats and chaos, they prevented the proceedings and the planned signing of the documents. This was the second deep disappointment in just a few years—the final blow that exhausted Pizzardi’s patience toward a community he had only recently reconciled with. He left the meeting, returned to Bologna, and soon after decided to record new testamentary dispositions, leaving his entire fortune to the Administration of the Bologna Hospitals.
Notarial records from Angeletti, dated November 4, 1919, May 15, 1920, and subsequent years, document these donations, by which Pizzardi gave away all his wealth a fortune that would be worth an incalculable sum today. The richest man in Bologna died in 1922, buried in an unmarked grave at the Certosa Cemetery, precisely as he had requested in his will: “No sign, not even my name, shall be placed upon my tomb, for I wish to be treated as the poorest among the poor.” About ten years later, a large commemorative plaque and monument were installed in the atrium of the Bellaria Hospital though his remains were never moved there.

The Consortial Hospital.
By 1922, Italy had fallen under the fascist regime, and during the two preceding difficult years, the Bentivoglio Hospital had once again been left in a state of neglect used at night as shelter for wild animals and by day as a playground for local children. A major restoration was required to return it to its original function, but the Bologna Hospital Administration, now the owner, could not bear the cost, as it was already engaged in expanding and constructing the city’s main hospitals the Ospedale Maggiore and, later, Bellaria both projects originally willed and financed by Carlo Alberto Pizzardi and considered of greater priority. The Municipality of Bentivoglio, with its limited resources, was likewise unable to undertake such an expense. Therefore, contact was established with neighboring municipalities, and, after lengthy negotiations and various difficulties, the groundwork was laid for the creation of a Consortium uniting the towns of Argelato, Baricella, Bentivoglio, Castel d’Argile, Castel Maggiore, Malalbergo, Minerbio, and San Giorgio di Piano. The consortium was officially recognized as a moral institution by decree of the Prefect of Bologna on July 25, 1924. In 1925, the hospital was able to reopen as a public healthcare institution, providing medical assistance to the population of a vast area of the plains that had long been in need of it. The buildings and auxiliary facilities were granted in free use to the Consortium by the Bologna Hospital Administration, while the medical equipment was partly donated and partly purchased through funds advanced by the member municipalities, in proportion to their population and local tax revenue. In July 1925, the King of Italy, Vittorio Emanuele III, visited the Bentivoglio Hospital during a tour of the country that included a stop in Bologna and its province, aimed in particular at viewing the vast estates endowed by the late Pizzardi. Meanwhile, in Bologna, thanks to Pizzardi’s donation and his wish that the Ospedale Maggiore develop a modern institute for the study and treatment of acute and tubercular diseases, the Carlo Alberto Pizzardi Sanatorium Hospital for Pulmonary Diseases was inaugurated in 1932 in the area known as Bellaria. At Bentivoglio, the first years under consortial management were highly successful: the purchase of the hospital buildings was completed (as recorded in the Ercolani deed of November 24, 1934), and the repayment to the municipalities of the previously advanced sums was achieved. Between 1935 and 1937, the hospital was expanded with the addition of two new wings, increasing its capacity from 80 to 200 beds, thus allowing for a broader and more efficient distribution of services.
However, new dark clouds soon loomed. During the Second World War (1940–1945), the Bentivoglio Hospital, like the rest of the Bologna area, suffered severe restrictions and bombing threats; beginning in October 1944, part of the facility was occupied by the German military command, which used one entire floor to house wounded soldiers. Until April 22, 1945, the hospital operated under extremely difficult conditions, facing constant shortages of medicines and medical supplies. At the time of the Liberation (1945), the Consortium was completely depleted of resources, with premises in need of extensive repairs due to the damage caused by both occupation and air raids, which had shattered every window. The cost of materials was skyrocketing, and savings had evaporated with the collapse of the lira’s value. Yet, through the dedication of the staff and administrators, and without incurring debt, the hospital was restored to normal operation, once again providing high-quality, modernized medical services adapted to the new era.

From USL 25 of S. Giorgio di Piano to AUSL of Bologna.
The chronicles of the latter half of the twentieth century show this hospital being included in various changes of management and territorial organization, established first by the 1978 law that instituted the National Health Service and redefined the territorial aggregations of the previous Social and Health Consortia, with the establishment of Local Health Units (USL), which subsequently became Local Health Authorities (AUSL), dependent on the Regions by virtue of another law from 1992 and the consequent subsequent Regional Health Plans. Bentivoglio hospital was therefore initially assigned to the management of the Social and Health Consortium of S. Giorgio di Piano (in the 50s/70s), then to USL n. 25 (80s/90s), an area always comprising the same municipalities as the previous Consortium, always based in S. Giorgio di Piano; then in Bologna-Nord, to finally pass to the latest, broader and current aggregation of the AUSL of Bologna (which covers the entire provincial territory, apart from the Imola area), Eastern Plain District, which manages all health and hospital facilities. In the meantime, the regional planning of Emilia-Romagna had led to the reduction and closure of many hospitals in the province, with consequent situations of hardship and protests from citizens of municipalities deprived of a local service they had been using for decades, if not centuries. But regional health policy was decidedly oriented towards concentrating hospital services in larger facilities capable of providing – it was said – more qualified specialized services and equipped with more modern and expensive equipment, which small hospitals would not have been able to offer. In the plain area, the hospitals of S. Pietro in Casale and Pieve di Cento bore the brunt of these choices, being increasingly reduced in services until their closure in the early 90s. Bentivoglio hospital, however, was considered to be in a more favorable position, and was therefore maintained and strengthened with new services and the expansion of the building, including the addition of a third floor in the new wing at the end of the 80s. In the context of the situations of hardship and discontent that these territorial planning choices had caused among the citizens of some more distant localities, the case of the Municipality of Castello d'Argile is particularly remembered. Its population, despite always having used some services of Bentivoglio hospital, had expressed a strong preference for using the closer hospitals of Pieve di Cento and Cento, so much so that they asked the Region to be part of USL 30 of Cento instead of USL 25 of S. Giorgio, to have more secure availability and accessibility of the respective hospital facilities and services, Emergency Room, and Medical Guard. But the presence of the provincial border between Bologna and Ferrara, which divides Cento (FE) from the municipalities of Pieve and Argile, after years of petitions and disputes, and an inclusion in USL 30 of Cento that lasted only from 1987 to 1994, finally definitively excluded this possibility. Indeed, the Amato-De Lorenzo Decree n. 502 of December 30, 1992, imposed on the regions a reduction of the Local Health Units and therefore the merging of existing ones into single AUSLs with a scope coinciding with the Province (in the province of Bologna there were then 10 and a derogation to uniqueness was foreseen due to its vastness). Therefore, while a theoretical possibility of free choice of hospital remained for patients in these two municipalities, economic planning orientation, the offer of services, and bureaucratic provisions still led to using Bentivoglio hospital even for those who lived, and live, further away. During the period of maximum spread of the pandemic caused by the Covid-19 virus, Bentivoglio Hospital was temporarily exclusively dedicated to treating Covid patients, between March and May 2021, in support of the city hospitals of Bologna, with a consequent reduction of other services and the closure of the Maternity Ward and Birth Center. Now all services have been restored; but even in this hospital, as in many others in Bologna and Italy, union demonstrations have recently expressed strong concern and discomfort due to the insufficient availability of personnel needed to cover all needs. Currently, in Bentivoglio hospital, the following departments are active: General Surgery, Geriatrics, Gynecology, Internal Medicine – General, Nephrology, Ophthalmology, Oncology, Emergency Room, 24-hour Pediatric Emergency Room, Radiology and Diagnostic Imaging.

M. Bar. Sources: (1) "The Bentivoglio Consortial Hospital" 1953, mimeographed edited by the Consortium specifically established at the time among 8 municipalities of the plain: Argelato, Baricella, Bentivoglio, Castello d'Argile, Castel Maggiore, Malalbergo, Minerbio, S. Giorgio di Piano. (2) "Pizzardi's Enigma" by Gabriele Cremonini – Ed. Pendragon, 2014



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L'OSPEDALE NELLA GUERRA 
1915-1918
 
Nato nel 1906 su iniziativa privata del Marchese C.A. Pizzardi, l’Ospedale di Bentivoglio aveva il compito di curare i numerosi lavoratori delle vaste tenute di famiglia al “Bentivoglio”, spesso flagellate da tubercolosi o da malaria, malattie tipiche delle aree malsane del luogo. Negli anni successivi, l'ospedale si evolve per diventare un punto di riferimento non solo per i lavoratori agricoli, ma anche per l'intera comunità locale. I costi del personale sanitario, tutti a carico del Marchese, determinarono l’insostenibilità delle spese e l’Ospedale fu chiuso per alcuni anni degradando in uno stabile non più gestito. Allo scoppio della Prima Guerra mondiale di cui C.A. Pizzardi era sostenitore, l’Ospedale fu dato in gestione alla Croce Rossa e con lui il Castello da poco restaurato. L’Ospedale curava i feriti di guerra e il Castello faceva da convalescenziario in attesa del loro ritorno in trincea. Di seguito una breve sequenza di immagini dell’epoca sia del Catello che dell’Ospedale.


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OSPEDALE CONSORZIALE 1952
 
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AMELIA INFERMIERA AL TEMPO DEL PROF. PALLOTTI
 
 
 
 
Testo e documenti fotografici a cura di :
Miria Cervi
 
Questa è una storia che mi raccontò Amelia Longhi Cesari nell’ottobre del 1991. A mente fresca pensai di scriverla. Nel 2011 la signora Amelia mi ha dato il permesso di pubblicarla.
L’Ospedale di Bentivoglio era conosciuto in tutta l’Italia del Nord per gli interventi del professor Pallotti. Venivano da Milano, Torino, Genova e andavano nelle camere laggiù in fondo, a pagamento. “Un de’ l’arrivè anch quel di biscut”, Colussi, e quando andò via lasciò la mancia persino in portineria. L’ira tot un etar mond, un etar sistema ad lavurèr!
Pensa che quando andai dentro io, nel ‘39, avevo quindici anni. Andai dalla Suora, e lei mi mandò dal Professore. Tremavo, perchè “alloura avevan sugezion”.
-” Professore, io vorrei venire a fare la pratica” -. Mi guardò dall’alto al basso e dal basso all’alto, poi disse: -” Va bene, ma ricordati: Niente Paga, niente paga, niente paga”-, per tre volte. E così per tre anni lavorai per niente; giusto per Natale la Suora arrivava con due arance in grembo.
Il Professore sembrava un generale: quando il portinaio lo vedeva in fondo al viale, arrivare in auto con il suo autista, avvertiva i reparti. I dottori correvano giù ad aspettarlo in portineria e si mettevano in fila sull’attenti. Poi uno dietro l’altro lo seguivano, prima nei reparti e dopo agli infettivi. Attorno al professore c’era sempre un gran silenzio. Al suo arrivo i parenti uscivano in fretta e lungo il corridoio si sentivano solo i passi che avanzavano per la visita.
Al reparto infettivi si accedeva dall’esterno dell’ospedale. I parenti che volevano visitare gli ammalati andavano su una scaletta in legno appoggiata alla finestra e li vedevano attraverso il vetro.
Il professor Pallotti, una persona molto severa e ligia al dovere, operava tutti i giorni dalle sette alle due-tre del pomeriggio, senza mai fermarsi. Non si poteva parlare né dentro, né fuori dalla sala operatoria, e le uniche cose che diceva erano: “Andino che è tardi, andiamo che è tardi, andiamo che è tardi”, sempre tre volte.
C’era una suora, Suor Furla che lo assisteva e si diceva che fosse diventata brava come lui. Il Professore avrebbe dovuto operarsi di ulcera ma non si fidava di nessuno. Solo dalla Suora si sarebbe lasciato operare.
Avevamo una tale paura del professore, che per non incrociarlo in corridoio ci nascondevamo dentro all’armadio, fin che non era passato. Eravamo in quattro infermiere in tutto il reparto, e per dare le ferie il professore ci disse che saremmo rimaste in tre. L’Amministrazione dell’Ospedale aveva pensato di non prendere nessun sostituto perché con i soldi risparmiati avrebbe comperato un ferro da stiro per la lavanderia.
Regnava una disciplina quasi al livello di una caserma, ma la gente lavorava con un grosso interesse. C’era una forte gerarchia: le praticanti, le infermiere, i dottori, la suora e il professore. Bisognava sempre ascoltare il professore, quasi con la testa china. Se un giorno c’era poco da fare, la suora faceva mettere a sedere qualcuna, che restava senza paga: questo per risparmiare. E con delle economie, a volte anche troppo eccessive, il bilancio tornava. Con questi metodi la medicina a Bentivoglio aveva fatto passi da giganti, e non c’è dubbio che la morte del professor Pallotti lasciò un forte vuoto nella chirurgia bolognese.


L'infermiera Amelia è l'ultima a destra nella foto 
sopra e la prima a sinistra nella foto sotto.



Dal Resto del Carlino del 12-12-1922



La foto scattata nel 1950 circa in occasine
dell'arrivo della Madonna di San Luca, 
vede il Prof. Pallotti presente 
(indicato dalla freccia)
Questa breve storia, raccontata dall'infermiera Amelia, apre un piccolo scenario sull'Ospedale di Bentivoglio ai tempi del Prof. Arrigo Pallotti, l'eminente Chirurgo protagonista nella prima metà del secolo scorso. Momenti, questi, topici anche per Bentivoglio: la prima guerra mondiale, la morte di C.A. Pizzardi fino alle lotte di liberazione, periodi storici che vedono il Professore in prima linea a curare ed operare malati anche a rischio della propria vita. Lo certifica l'attestato di "Primario Emeritoconferitogli dall'Ospedale di Bentivoglio nel 1963 .
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