Storia del mulino di Ponte Poledrano (Bentivoglio)

Sulla costruzione del mulino e sugli eventi successivi le fonti storiche non danno molte informazioni fino a quando il mulino e gli altri edifici siti al Ponte Poledrano non passano di proprietà dai Lambertini ai Canetoli, famiglia quest'ultima di primo piano a Bologna tanto da divenire, nei primi anni del '400, i diretti concorrenti dei Bentivoglio nella contesa per il governo della città di Bologna. La storia del Mulino si svolgerà in questi secoli con alterne vicende; infatti, si avranno periodi di grande abbondanza alternati a periodi di abbandono pur in una continuità di attività produttiva. Si potrebbe dividere questo lungo lasso di tempo in tre fasi: la grande espansione bentivolesca (fino al 1506), la regressione fino al XVIII secolo e la ripresa grazie all'opera di Carlo Alberto Pizzardi (XIX secolo). Punti di interesse: LA STORIA DEL MULINO, IL MULINO TRA '400 E '500, IL MULINO NELL'EPOCA PIZZARDI.

mulino di Ponte Poledrano Bentivoglio - Bentivoglio e dintorni

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Panorama Mulino e Navile a Bentivoglio inizio Ottocento


IL MULINO DI BENTIVOGLIO
a.d. 1352
 
 
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La Storia
IL CANALE NAVILE ED I MULINI_________

Il Canale Navile è il principale esempio di sistema idrico "artificiale" che ha caratterizzato per secoli il paesaggio urbano di Bologna e del suo territorio. Dalla chiusa di Casalecchio, risalente al secolo XII, le acque del Reno venivano in parte deviate nel canale omonimo (canale di Reno) ed entravano nel centro storico della città. Nel loro percorso cittadino confluivano in alcuni canali minori (Aposa, Savena, Cavaticcio) oggi in prevalenza sotterranei, per poi dare vita al Navile propriamente detto (vale a dire alla parte un tempo navigabile). Il percorso del canale oggi ha inizio poco fuori Porta Lame e si dirige poi verso Corticella, Castel Maggiore, Bentivoglio e Malalbergo, per confluire, alla fine, nel Reno a Passo Segni dopo un percorso di 36 chilometri circa.
    



IL NAVILE

Il Canale Navile fu costruito nel 1208 e nel tempo costituirà la via preferenziale per i traffici commerciali tra Bologna, Ferrara e Venezia. Il porto, che sorgeva a Bologna fino ai primi anni del XX secolo, nel Medioevo era considerato uno dei maggiori porti fluviali d'Italia. Bologna era dotata di una notevole flotta navale tale da sconfiggere, per il controllo del mercato fluviale, la stessa Venezia nella battaglia di Primaro (1271). Il Navile, alimentato dai canali in uscita dalla città, per superare i dislivelli altimetrici tra Bologna e la bassa Palude Padusa, fu dotato di una serie di chiuse (dette "sostegni") una delle quali (la chiusa del Battiferro) è attribuita al genio di Leonardo da Vinci. Quello di Corticella è l'ultimo porto rimasto attivo fino al 1952 dopo di che è cessata la navigazione sul Navile e le sue acque oggi servono solo per l'irrigazione. L'idea di imbrigliare la forza dell'acqua per azionare macchinari ed utensili risale a tempi remotissimi. La sua applicazione pratica come il mulino viene utilizzata da almeno 2000 anni, fino all'avvento dell'era industriale, cioè dei motori a combustione e dell’energia elettrica, mentre per applicazioni artigianali, ha resistito fino a qualche decennio fa.
Quindi il Navile divenne una specie di "autostrada" su cui viaggiavano mezzi, persone, soldati e merci ma soprattutto fu il motore insostituibile di un enorme attività industriale che rappresentò per secoli il benessere e la sopravvivenza del territorio. Solo la nascita di sistemi di trasporto più rapidi come la ferrovia portarono al degrado e all'incuria degli argini del Navile compromettendone la portata d'acqua e quindi la capacità di trasporto e di forza motrice in grado di muovere i mulini che per secoli aveva alimentato.
Analizzando le quattro foto precedenti si può notare come il canale sia andato sempre più cambiando la sua connotazione, da mezzo di trasporto industriale e turistico a semplice dispensatore di acqua ad uso agricolo.


IL MULINO TRA '300 E PRIMA META' '400 _____________

Il Canale Navile nel suo percorso da Bologna verso Ferrara ed il Po crea cinque anelli e di conseguenza cinque isolotti; il quinto è l'isola di Ponte Poledrano.



È il 1° febbraio dell'anno 1352, il cardinale Androino de la Roche, legato pontificio a Bologna, concede a Guido di Egano Lambertini il permesso di edificare un mulino in una proprietà affacciata sul Navile nei pressi della località detta Ponte Poledrano. Alla data il corso del Navile, in questo punto, si può rappresentare attraverso la figura a fianco. Prima del 1352 non esistevano ancora il Castello e la Rocca come il Mulino non era ancora stati costruiti.

   


Nella seconda metà del Trecento, in questa piccola zona, si verificheranno cambiamenti che saranno determinanti per il futuro dell'intera area; infatti, come si può vedere dall'illustrazione, verranno costruiti il Mulino e poi la Rocca. Sulla costruzione del mulino e sugli eventi successivi le fonti storiche non danno molte informazioni fino a quando il mulino e gli altri edifici siti al Ponte Poledrano non passano di proprietà dai Lambertini ai Canetoli, famiglia quest'ultima di primo piano a Bologna tanto da divenire, nei primi anni del '400, i diretti concorrenti dei Bentivoglio nella contesa per il governo della città di Bologna. I Mulini ad acqua in questi due secoli avevano di molto aumentato la loro capacità molitoria in funzione del grado di industrializzazione che il proprietario intendeva raggiungere. Non abbiamo informazioni probanti sull'effettiva posizione e dimensione del Mulino trecentesco; quindi, possiamo affidarci solo a plausibili ricostruzioni. Naturalmente, come già detto, i mulini variavano a seconda della funzione e della mole di lavoro che dovevano svolgere e della tipologia di utilizzo della forza motrice dell'acqua. Parlando di Ponte Poledrano ci limiteremo ai mulini a ruota verticale e di caratura industriale. Sappiamo che il Mulino di Ponte Poledrano, già ai primi del '400, era dotato di tre "poste " che con Giovanni II diventeranno quattro. Ma cosa vuol dire essere dotati di "poste" o anche di "piarde"? Col termine "posta" si intendeva il punto del corso d'acqua in cui erano allocati 4 ruote di mulino, due per ogni lato del fiume. Quindi se il Mulino di Ponte Poledrano aveva, ancor prima di Giovanni II, ben tre poste, voleva dire che aveva in sequenza 12 ruote (sei per lato del fiume) che muovevano altrettante macine (diventeranno 16 ruote con altrettante macine al tempo di Giovanni II).
È importante sottolineare che anche in questa fase iniziale della storia, tra trecento e quattrocento, il mulino di Ponte Poledrano risultava attivo e molto produttivo, anche se ancora lontano dai rendimenti che otterrà nel periodo legato alla più grande azienda agricola della famiglia Bentivoglio. Nelle tabelle sotto si riportano i dati di produttività di alcuni semestri del mulino nel periodo dei Canetoli. Pur nella sequenza non costante dei dati è possibile farsi un'idea della mole di lavoro che girava intorno al Mulino già ai primi anni del '400, tenendo conto che, con ogni probabilità, non tutta la quantità macinata veniva dichiarata.




Dalla tabella II si può, inoltre, dedurre come i mesi di punta fossero quelli che andavano da luglio a novembre. La tabella nasce dalla consultazione del Dazio delle moliture di Ponte Poledrano per opera di Francesca Bocchi e i dati possono essere presi come stima media della produttività del Mulino anche se, come detto, con Giovanni II si avrà un aumento delle poste e quindi un aumento della capacità molitoria. Il bacino di utenza a cui il mulino attingeva, in questo periodo, si può, con una discreta certezza, ricondurre al Signore che utilizzava il proprio mulino per macinare il grano proveniente dalle proprie terre. Ma analizzando a campione i registri inerenti agli anni 1406, 1407 e 1413 si può constatare che gli utilizzatori del mulino sono anche le comunità limitrofe come: San Giorgio, Saletto, Santa Maria in Duno, Castagnolo, Argelato, Minerbio, Altedo, Cà de Fabbri, Cinquanta, Rubizzano, San Marino in Soverzano, San Marino, Pegola.


IL MULINO TRA SECONDA META' '400 E '700 ___________

La storia del Mulino si svolgerà in questi secoli con alterne vicende; infatti, si avranno periodi di grande abbondanza alternati a periodi di abbandono pur in una continuità di attività produttiva. Si potrebbe dividere questo lungo lasso di tempo in tre fasi: la grande espansione bentivolesca (fino al 1506), la regressione fino al XVIII secolo e la ripresa grazie all'opera di Carlo Alberto Pizzardi (XIX secolo).
Cerchiamo di analizzare più in dettaglio queste tre fasi storiche.

FINO 1506
Siamo usciti dal '300 con il Mulino in mano alla potente famiglia Canetoli e con grandi capacità produttive. La situazione politica in Bologna, in quel periodo, era alquanto agitata, la città vedeva molte fazioni scontrarsi per la supremazia cittadina con eliminazioni, spesso cruente, di nemici ed avversari. La lotta più accesa era proprio quella che contrapponeva la famiglia Canetoli a quella dei Bentivoglio; siamo nel 1428. Senza esclusioni di colpi i Bentivoglio sterminarono la fazione avversaria e ne confiscarono i beni. Così la famiglia Bentivoglio entra in possesso, tra le altre cose, dei mulini posti sul canale Navile (Mulini di Castagnolo Maggiore e Ponte Poledrano). Nell'anno 1441 Niccolò Piccinino, luogotenente generale dei Visconti, donò e quindi ufficializzò ad Annibale Bentivoglio, padre di Giovanni II, il possesso di quanto sopra confiscato quale risarcimento dei danni subiti dalla famiglia a causa dei Canetoli. Tra le varie donazioni sarà compresa la rocca di Ponte Poledrano che rappresenterà la base della Domus Jocunditatis. Nella seconda metà del Quattrocento, quindi, con la presa del potere da parte della Famiglia Bentivoglio, sull'isola avverranno mutamenti notevoli che non solo vedranno la nascita della Domus ma, in particolar modo, si assisterà alla grande espansione della possessione bentivolesca che farà dell'area di Ponte Poledrano la proprietà più rilevante, per economia e per dimensioni, della pianura bolognese.
La piantina nella pagina successiva sintetizza schematicamente la situazione dell'isola a cavallo dei secoli '400 e '500. In particolare, nel disegno si notano la Domus, la Rocca, il Mulino ed infine un nuovo elemento; un piccolo canale che unisce il ramo navigabile del Navile a ponente con il ramo a levante. Tale canale di collegamento nascerà negli ultimi anni del Quattrocento e diverrà, nei secoli successivi, motore per pale di mulino poste lungo il suo corso, oltre a quelle già esistenti sul Navile.


La tenuta di Ponte Poledrano ed il suo Mulino giocarono un ruolo fondamentale nel contesto economico/politico della signoria bentivolesca; producevano ricchezza e rispondevano alle esigenze del Signore nel far fronte all'approvvigionamento in caso di carestie.
Tutto questo si trasformava in un efficace strumento di costruzione e mantenimento del "consenso". Le elargizioni di grano a prezzi politici rendevano il Signore un "padre della Patria". L'acqua muoveva le macine permettendo l'attività molitoria e nello stesso tempo garantiva il trasporto delle merci ed era fondamentale per l'ambiente circostante rendendolo fertile e fonte di prosperità. Che i mulini fossero al centro degli investimenti di Giovanni II è confermato dal fatto che, ai primi del '500, egli ne contava 16 e a questo va aggiunta la sua grande attenzione all'evoluzione tecnologica degli opifici in suo possesso. Il frumento e quindi la farina, la base dell’alimentazione, furono dunque usati quali efficaci strumenti politici e di propaganda e, per questo, il Signore volle rendere omaggio al mulino, al frumento e al pane attraverso un ciclo di affreschi nella sua Domus prediletta (la sala del “Ciclo del Pane").


DAL 1506 ALLA FINE DEL '700

La seconda fase vede la caduta della Signoria e quindi della supremazia della Famiglia Bentivoglio a Bologna. È il 1506, la notte d'Ognissanti. I Bentivoglio, per sfuggire alle rappresaglie della popolazione e di Giulio II, il Papa, si disperdono chi riparandosi (Giovanni II) a Milano e chi come Ginevra a Busseto. La famiglia non si riunirà più poiché Giovanni morirà nel 1508 e Ginevra l'anno prima. Di loro non si conosce la sepoltura.
Cosa succederà al mulino di Ponte Poledrano? Il Castello, gli edifici e le terre furono confiscati e quindi messi in vendita dalla camera apostolica e acquistati per solo 3.000 ducati da Annibale da Sassuno, prestanome di Rizzardo Alidosi, fratello del legato apostolico. Nel 1513 Leone X riconsegnò ai legittimi eredi tutti i beni confiscati che, a quel punto, furono dati dalla famiglia in locazione. L'attenzione che gli eredi ebbero per l'amata possessione bentivolesca non era minimamente paragonabile a quella dell'avo. Infatti, i possedimenti andarono via via dividendosi tanto che alla metà del '700 i Bentivoglio erano solo i settimi proprietari terrieri nel Comune. Il Castello e le terre ritornarono ad una situazione simile a quella precedente alla gestione bentivolesca, con presenza di terre incolte e acquitrinose. La Famiglia stava abbandonando progressivamente i suoi possedimenti nel bolognese per dedicarsi ai più fruttuosi beni nel ferrarese. Il mulino ebbe una sorte decisamente migliore, infatti rimase attivo per tutto il tempo e in particolar modo rimase proprietà dal ramo ferrarese dei Bentivoglio che continuarono ad avere un particolare riguardo per questa remunerativa attività. Grazie al lavoro di Annibale II, figlio primogenito di Giovanni II, e dei suoi discendenti, il mulino protrasse la sua attività fino alla fine del '700.
Nella raffigurazione sotto sono schematizzate le evoluzioni strutturali apportate in questo periodo come il "Mulinetto" attestato sul canale di raccordo, l'Osteria e negozi vari.



Nel 1812, su invito del marchese Carlo Bentivoglio d’Aragona, l'Architetto Angelo Venturoli, si recò nei possedimenti di Ponte Poledrano per effettuare una perizia dello stato delle fabbriche detti "li Molini del Bentivoglio”.
Le attività di verifica iniziarono solo nel 1815 e al Venturoli fu allora affidato il compito di stimare tutti gli interventi necessari a rinnovare e restaurare la tenuta, che comprendeva “il Castello” e le fabbriche, tra cui il mulino. Il Venturoli procedette dunque con i lavori, concentrandosi sull' Opificio. Pur tra controversie finanziarie, i lavori andarono a buon fine con gli ulteriori interventi effettuati nel 1817. In questa data la situazione dell'isola può essere schematizzata come nel disegno a fianco. Con la lettera A si indica il mulino ristrutturato sopra il corso del Navile, mentre con la lettera B si indica il secondo corpo di fabbrica del mulino (mulinetto) attestato sul canale di raccordo anch'esso rivisto nel progetto. Nelle figure di questa pagina sono riportate le piante e le sezioni relative al progetto dell'architetto Venturoli in cui si evidenziano alcuni particolari di grande interesse che caratterizzeranno questo nuovo mulino, fornendogli, in questi primi anni dell’Ottocento, un grande impulso innovativo.



PARTICOLARI COSTRUTTIVI

La pianta ed il prospetto, sotto, fanno riferimento alla parte del mulino a cavallo del ramo est del Navile (A, disegno precedente). In esso sono visibili e numerate le ruote e le relative macine (8).
La pianta ed il prospetto in fondo fanno riferimento invece alla parte del mulino che si attesta sul lato ovest del Navile (quello navigabile) ma che si serve, per il movimento delle sue ruote, del canale artificiale (1500) che univa il lato est con il lato ovest (B, disegno precedente). Su questo secondo opificio sono operative altre quattro macine e due macchine della "valchiera" (identificabili con i numeri 13-14, vedi Appendice C). Sempre osservando i prospetti si può notare come i due corpi di fabbrica si dotino di un secondo piano a copertura dell’intero edificio. Questo innalzamento aveva lo scopo di creare dei magazzini per il grano e il frumento.

EST                                                                                      OVEST 
  
La documentazione è stata gentilmente fornita dalla
FONDAZIONE COLLEGIO ARTISTICO ANGELO VENTUROLI.
Le immagini sono copia di documenti originali dell'Archivio Venturoli e solo parzialmente presentati in questo opuscolo per motivi di spazio.)

Anche i terrapieni di appoggio dei mulini furono rialzati per essere più alti sul livello dell'acqua del canale. Con X rosse sono state indicate, sulle due piante, i coni che convogliavano, per caduta, il grano sulle macine. Altro elemento innovativo è dato dall'adozione di una "turbina" (evidenziata con una freccia rossa) che viene alimentata attraverso una ulteriore deviazione dell'acqua del canale di raccordo.



La foto d'epoca sopra (1870 circa) è il risultato finale degli ammodernamenti apportati ai primi dell'Ottocento. La tenuta fu resa una delle più moderne imprese agricole della regione almeno per tutta la prima metà del XIX secolo. Nel 1817 la possessione di Ponte Poledrano passava di mano divenendo proprietà dei fratelli Camillo e Gaetano Pizzardi e di Benedetto Casazza. Nel 1869 il marchese Luigi Pizzardi diventò unico proprietario della tenuta del Bentivoglio e grazie anche all'ammodernamento dei mulini si aggiudicò il "Premio Speciale d'onore" all'Esposizione Agraria ed Industriale della Provincia di Bologna con la motivazione di essere riuscito a creare un polo industriale qualificato intorno ad un vecchio castello ed un efficiente mulino. L’Opificio della foto riporta nella sua facciata la dicitura "Mulino idraulico e a vapore del Bentivoglio", questo a testimoniare che, alla data, il mulino fu dotato di un motore a vapore atto a supplire la carenza del Navile che già iniziava a presentare difficoltà nel mantenere la portata d'acqua necessaria, specialmente nei periodi secchi.



Nel 1887 si entra nell'era di Carlo Alberto Pizzardi che diede inizio ad una serie di lavori di ristrutturazione del mulino con l'introduzione di macchinari moderni forniti dalla ditta Alessandro Calzoni di Bologna e l'inserimento di quattro moderne turbine Girard ed una Hercules. Nel 1889/90 in contemporanea con gli inizi della ristrutturazione del Castello, ad opera del Rubbiani, anche il mulino cambia faccia. L'edificio viene innalzato di tre piani. (vedi foto sotto).
Si può, inoltre, osservare come la parte di forza motrice data attraverso un motore a vapore continui ad essere presente anche nella nuova costruzione e ciò si evidenzia con una svettante ciminiera che si erge sopra i tetti dell'opificio. Il Navile, sempre più in difficoltà nel dare la forza propulsiva al mulino, costringe Pizzardi a dotarsi di strumenti alternativi. La ciminiera sarà visibile fino alla Seconda guerra mondiale, quando verrà in parte abbattuta.




TRA LE DUE GUERRE _______

1915
Lo scoppio del primo conflitto mondiale creò difficoltà alle attività produttive a causa della mancanza di manodopera dovuta all’arruolamento dei lavoratori per il fronte e per le conseguenti difficoltà economiche del Paese. Il Mulino contrasse la sua operatività limitando la macinazione al solo grano dei singoli privati che portavano il loro prodotto di proprietà. Il nuovo secolo, causa la guerra e gli inevitabili cambiamenti sociali e politici, fu caratterizzato da forti contrasti e tensioni. La crescente protesta contadina, strettamente legata a rivendicazioni sociali e contrapposizioni politiche, coinvolse anche le terre della tenuta, in una sempre più forte ostilità nei confronti di Carlo Alberto Pizzardi, incarnante il ‘vecchio’ padrone agricolo. Tali opposizioni violente si concretizzarono anche nella messa in scena di rappresentazioni denigratorie, come la simulazione dell’impiccagione del Marchese, nel 1910, presso l’aia Donzelli. Questo e altri episodi di contestazione convinsero il marchese ad abbandonare, nel 1911, la sua residenza di Bentivoglio. La conduzione dell'azienda fu data in gestione all'agronomo svizzero Armando De Rahm. Alla morte del marchese nel 1922, avvenuta senza la nascita di eredi, tutti i suoi averi, compresi gli opifici e gli stabilimenti industriali della famiglia, furono donati all'Amministrazione degli Ospedali di Bologna. Nel 1926 entrò in funzione il nuovo mulino, che l’Amministrazione degli Ospedali aveva affidato, per lavori di ammodernamento, alla Ditta Alessandro Calzoni in collaborazione con la Società Anonima Officine Meccaniche (poi Officine Reggiane) di Reggio Emilia.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale e ai successivi eventi catastrofici, l'Italia e quindi anche Bologna divennero oggetto di bombardamenti prima degli Alleati poi degli stessi tedeschi e questa svettante ciminiera, si pensò, potesse essere un simbolo troppo visibile di industria e quindi suscettibile di divenire un facile bersaglio. Tutto questo sembra abbia convinto tutti che abbattere la ciminiera fosse la cosa più saggia. Oggi rimane visibile solo il mozzicone di ciminiera interna al fabbricato.

1945
Alla fine della Seconda guerra mondiale, il 21 Aprile del 1945, l'esercito nazista in ritirata, minò la torre del castello e la parte di mulino posta sia sopra che a levante del corso del Navile e prospiciente alla via Saliceto. Nella foto sotto a sinistra, si evidenzia, con la sovrapposizione di una vecchia foto ed una attuale, che la parte in B/N è l'ala dell'edificio fatta saltare insieme alla torre trecentesca.

    



BIBLIOGRAFIA "IL MULINO"


Il Castello di Bentivoglio a cura di Anna Laura Trombetti Budriesi

Mulini, Canali e comunità della
pianura bolognese tra Medioevo e Ottocento a cura di Paola Galletti e Bruno Andreolli

I Cavalieri della Valle a cura di Salvatore Bianconi

Galleria Fotografica a cura del "Gruppo Fotografico Bentivoglio
e dintorni" e "Bentivoglio Paese"


Le immagini riferite alla ristrutturazione del mulino nell'Ottocento derivano dalla riproduzione di documenti "originali" dell'Architetto Venturoli e sono state fornite gentilmente dalla Fondazione Collegio Artistico Angelo Venturoli. Le immagini sono coperte da diritto d’autore.
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English version

THE NAVILE CANAL AND THE MILLS

The Navile Canal is the main example of an artificial water system that shaped the urban and rural landscape of Bologna for centuries. Since the 12th century, water from the Reno River was partially diverted at the Casalecchio weir into the Canale di Reno, which entered the historic center of the city. Along its course through Bologna, it merged with several smaller canals (Aposa, Savena, Cavaticcio)—most of which are now underground—before forming the true Navile Canal, the navigable section. Today, the canal starts just outside Porta Lame, flowing northward through Corticella, Castel Maggiore, Bentivoglio, and Malalbergo, eventually rejoining the Reno River at Passo Segni, after a total course of about 36 kilometers.
    



THE NAVILE CANAL

The Navile Canal was built in 1208 and over time became the main commercial route connecting Bologna, Ferrara, and Venice. The port of Bologna, which remained active until the early 20th century, was in the Middle Ages considered one of the most important inland ports in Italy. Bologna even possessed a significant river fleet, strong enough to defeat Venice itself in the Battle of Primaro (1271) for control of river trade. Fed by canals exiting the city, the Navile was equipped with a series of locks (called sostegni) to overcome the difference in elevation between Bologna and the lower Padusa marshlands. One of these the Battiferro lock — is traditionally attributed to Leonardo da Vinci. The last active port, at Corticella, remained in use until 1952, after which navigation ceased, and the canal’s waters have since served only for irrigation. The idea of harnessing water power to operate machines and tools dates back to ancient times, with watermills in use for over 2,000 years, until the Industrial Revolution introduced combustion engines and electricity. For small-scale craftsmanship, however, water-powered systems survived until a few decades ago. The Navile thus became a kind of “water highway,” transporting people, soldiers, and goods, but above all serving as the essential driving force behind a vast network of mills and industries that sustained the region’s prosperity for centuries. Only the advent of faster transportation systems, such as the railway, led to the decline of the canal, neglect of its embankments, and a loss of water flow and energy capacity. Observing historical photographs, one can trace how the Navile gradually transformed — from a bustling industrial and transport route into a simple agricultural waterway.


THE MILL BETWEEN THE 14th AND EARLY 15th CENTURIES

Along its course from Bologna toward Ferrara and the Po River, the Navile Canal forms five meanders, thus creating five small islands. The fifth of these is known as the Island of Ponte Poledrano.




On February 1st, 1352, Cardinal Androino de la Roche, papal legate in Bologna, granted Guido di Egano Lambertini permission to build a mill on a property overlooking the Navile Canal, near the area known as Ponte Poledrano. At that time, the course of the Navile at this point could be represented as shown in the adjacent illustration. Before 1352, neither the Castle nor the Fortress (Rocca) existed, and the Mill had not yet been built.

   


In the second half of the 14th century, this small area underwent changes that would prove decisive for its future. As shown in the illustration, both the Mill and later the Fortress (Rocca) were built. Historical sources provide little information about the construction of the mill and subsequent events until ownership of the mill and the nearby buildings at Ponte Poledrano passed from the Lambertini family to the Canetoli, a prominent Bolognese family who, by the early 1400s, had become direct rivals of the Bentivoglio in the struggle for control of Bologna.
During these two centuries, watermills had greatly increased their grinding capacity according to the level of industrialization their owners sought to achieve. There is no definitive information about the exact location or size of the 14th‑century mill, so any reconstruction must remain hypothetical. As previously mentioned, mills varied in structure and size depending on their purpose and on how they harnessed water power. In the case of Ponte Poledrano, we are dealing with vertical‑wheel mills of an industrial scale. Records show that the Ponte Poledrano Mill, as early as the beginning of the 15th century, already had three “poste”, later expanded to four under Giovanni II Bentivoglio. The term posta referred to a section of the watercourse where four mill wheels were installed—two on each side of the river. Thus, with three poste, the mill operated twelve wheels (six per side), powering an equal number of grinding stones; under Giovanni II, this increased to sixteen wheels and sixteen millstones. It is important to highlight that even in this early stage—between the 14th and 15th centuries—the Ponte Poledrano Mill was highly active and productive, although it had yet to reach the peak efficiency it would achieve as part of the Bentivoglio family’s vast agricultural enterprise. The tables below (referring to Canetoli‑period records) illustrate the mill’s production output over several six‑month periods. Although the data are inconsistent, they clearly indicate the significant scale of milling activity already taking place in the early 1400s—keeping in mind that not all output was likely declared.




From Table II, it can also be observed that the peak milling months were those between July and November. The table was compiled from the Ponte Poledrano Milling Tax Records, studied by Francesca Bocchi, and provides an approximate average of the Mill’s productivity—although, as mentioned, under Giovanni II Bentivoglio the number of poste increased, which in turn expanded the mill’s grinding capacity. The service area of the mill during this period likely corresponded to the lord’s own estates, where grain from his lands was processed in his mill. However, analysis of the tax records from the years 1406, 1407, and 1413 shows that the mill’s users also included several neighboring communities, such as San Giorgio, Saletto, Santa Maria in Duno, Castagnolo, Argelato, Minerbio, Altedo, Cà de Fabbri, Cinquanta, Rubizzano, San Marino in Soverzano, San Marino, and Pegola.


THE MILL BETWEEN THE LATE 15th AND 18th CENTURIES

The history of the Mill during these centuries was marked by alternating periods of prosperity and decline, though activity never completely ceased. This long span of time can be divided into three main phases:
The great Bentivoglio expansion (up to 1506)
Regression (16th to 18th centuries)
Revival under Carlo Alberto Pizzardi (19th century)
Let’s look more closely at the first phase.

UP TO 1506

At the end of the 14th century, the Mill was owned by the powerful Canetoli family and was highly productive. Bologna’s political situation at the time was turbulent various factions fought violently for control of the city, with frequent assassinations and confiscations. The fiercest rivalry was between the Canetoli and the Bentivoglio families. In 1428, the Bentivoglio decisively defeated and eliminated their rivals, seizing their properties, including the mills along the Navile Canal (notably those of Castagnolo Maggiore and Ponte Poledrano). In 1441, Niccolò Piccinino, lieutenant general of the Visconti, formally granted Annibale Bentivoglio father of Giovanni II ownership of these confiscated estates as compensation for previous losses inflicted by the Canetoli. Among the donated properties was the fortress of Ponte Poledrano, which would later become the foundation of the Domus Jocunditatis. In the second half of the 15th century, as the Bentivoglio consolidated their power, the island underwent major changes. The Domus, the fortress, and the mill were all expanded and restructured, and the Bentivoglio estate itself grew into one of the largest and most prosperous agricultural holdings in the Bologna plain. The map on the following page schematically represents the situation of the island at the turn of the 15th and 16th centuries. It shows the Domus, the Rocca, the Mill, and a new feature: a small canal linking the navigable western branch of the Navile to the eastern one. This connecting channel, built in the final years of the 15th century, later became a power source for new mill wheels installed along its course, supplementing those already functioning on the main Navile Canal.

The estate of Ponte Poledrano and its Mill played a crucial role in the economic and political framework of the Bentivoglio lordship. They generated wealth and provided essential resources to meet the Lord’s needs, particularly in times of famine. This system also became an effective tool for building and maintaining popular consensus. By distributing grain at controlled prices, the Lord presented himself as a true “father of the homeland.” The water not only powered the millstones for grinding grain but also enabled the transport of goods and sustained the surrounding environment, making the land fertile and prosperous. That Giovanni II Bentivoglio placed great value on his mills is evident from the fact that, in the early 1500s, he owned sixteen of them. He was also deeply interested in the technological development of his workshops and industrial facilities. Wheat and therefore flour, the basis of daily nutrition became powerful political and propagandistic tools. To honor these symbols of sustenance and prosperity, Giovanni II commissioned a decorative cycle of frescoes in his beloved residence, the “Hall of the Bread Cycle” (Sala del Ciclo del Pane), celebrating the mill, the grain, and the bread.

FROM 1506 TO THE END OF THE 18th CENTURY

The second phase begins with the fall of the Bentivoglio Signoria and the end of the family’s dominance in Bologna. It is 1506, the night of All Saints’ Day. The Bentivoglio, fleeing the reprisals of the population and of Pope Julius II, scattered: Giovanni II fled to Milan, while Ginevra took refuge in Busseto. The family never reunited—Giovanni died in 1508, and Ginevra the year before. Their burial places are unknown. What happened to the Ponte Poledrano mill? The Castle, its buildings, and the surrounding lands were confiscated and then sold by the Apostolic Chamber. They were purchased for only 3,000 ducats by Annibale da Sassuno, acting as a front for Rizzardo Alidosi, brother of the papal legate. In 1513, Leo X restored the confiscated properties to their rightful heirs, who then decided to lease them out. The heirs’ interest in the once‑cherished Bentivoglio estate was nowhere near that of their ancestor. The properties gradually became fragmented, and by the mid‑1700s the Bentivoglio were only the seventh‑largest landowners in the municipality. The Castle and its lands returned to a condition similar to the pre‑Bentivoglio era, with fallow fields and marshy terrain. The family was by then shifting its attention from its Bolognese estates to more profitable holdings in the Ferrara area. The mill, however, had a far better fate. It remained active throughout this entire period and continued to be owned by the Ferrara branch of the Bentivoglio, who maintained a special interest in this profitable operation. Thanks to the work of Annibale II, eldest son of Giovanni II, and his descendants, the mill remained in operation until the late 18th century.
The illustration below outlines the structural developments added during this period, such as the “Mulinetto” on the connecting canal, the tavern, and various shops



In 1812, at the invitation of Marquis Carlo Bentivoglio d’Aragona, architect Angelo Venturoli visited the Ponte Poledrano estate to assess the condition of the buildings known as “the Bentivoglio Mills.” Inspection work began only in 1815, when Venturoli was tasked with estimating all necessary interventions to renovate and restore the estate, which included the Castle and the industrial buildings, among them the mill. Venturoli proceeded with the work, focusing primarily on the Opificio (the mill complex). Despite financial disputes, the restoration was successfully completed with additional interventions carried out in 1817. By this date, the layout of the island can be summarized as shown in the accompanying drawing. A marks the renovated mill positioned directly over the Navile Canal. B marks the second mill building (mulinetto), located on the connecting canal and also redesigned in Venturoli’s project.
The floor plans and sections included on this page illustrate Venturoli’s design, showing several important details that distinguished this new version of the mill and gave it a strong innovative boost in the early 19th century.



CONSTRUCTION DETAILS

The plan and elevation shown below refer to the section of the mill built across the eastern branch of the Navile Canal (marked A in the previous drawing). In this part, the wheels and their corresponding millstones—eight in total—are visible and numbered. The plan and elevation at the bottom instead refer to the section of the mill located on the western side of the Navile (the navigable branch), which drew the power to move its wheels from the artificial canal (constructed around 1500) that connected the east and west branches (marked B in the previous drawing). This second facility housed four additional millstones and two fulling machines (valchiera), identified by numbers 13–14 (see Appendix C). Observation of the elevations also reveals that both sections of the complex were given a second story, covering the entire building. This upper level was designed to serve as storage space for grain and wheat, an architectural innovation that improved both capacity and efficiency in the early 19th-century revision of the mill.

EST                                                                                      OVEST 
  
La documentazione è stata gentilmente fornita dalla
FONDAZIONE COLLEGIO ARTISTICO ANGELO VENTUROLI.
Le immagini sono copia di documenti originali dell'Archivio Venturoli e solo parzialmente presentati in questo opuscolo per motivi di spazio.)

The embankments supporting the mills were also raised so that they stood higher above the water level of the canal. On both floor plans, the red X marks indicate the funnels that directed the grain downward onto the millstones. Another innovative feature was the adoption of a turbine—highlighted with a red arrow—which was powered by an additional diversion of water from the connecting canal.



The historic photograph above (circa 1870) shows the final result of the modernization work carried out in the early 19th century. The Ponte Poledrano estate had by then become one of the most advanced agricultural enterprises in the region, at least throughout the first half of the 1800s. In 1817, ownership of the estate passed to brothers Camillo and Gaetano Pizzardi and Benedetto Casazza . Later, in 1869, Marquis Luigi Pizzardi became the sole proprietor of the Bentivoglio estate. Thanks in part to the modernization of the mills, he was awarded the “Special Honorary Prize” at the Agricultural and Industrial Exhibition of the Province of Bologna, recognized for having transformed the complex into a qualified industrial hub centered around an ancient castle and a highly efficient mill . The mill building visible in the photo bears the inscription “Mulino idraulico e a vapore del Bentivoglio” (“Bentivoglio Hydraulic and Steam Mill”), indicating that by this time it had been equipped with a steam engine. This innovation compensated for the decreasing water flow of the Navile Canal, which was already beginning to struggle to provide sufficient hydraulic power during dry periods.



In 1887, the estate entered the era of Carlo Alberto Pizzardi, who launched a major modernization program for the mill. He introduced state‑of‑the‑art machinery supplied by the Alessandro Calzoni company of Bologna and installed four Girard turbines along with one Hercules turbine. Between 1889 and 1890, at the same time as the restoration of the Castle under Alfonso Rubbiani, the mill itself underwent a complete transformation: the building was raised to three stories (see photo below). The new structure still retained a steam‑powered section, as seen by the tall chimney rising above the mill’s roof. This addition reflected the increasing inadequacy of the Navile Canal to provide sufficient hydraulic power; Pizzardi was therefore compelled to adopt alternative energy sources. The chimney remained a prominent feature of the landscape until World War II, when it was partially demolished.




BETWEEN THE TWO WARS

1915
The outbreak of the First World War severely affected production due to a shortage of labor, as many workers were conscripted, and because of the resulting national economic crisis. The mill had to reduce operations, grinding only the wheat brought in by private owners. The early 20th century, marked by war and sweeping social and political changes, witnessed intense social unrest. Growing peasant protests, driven by class conflict and political oppositions, also spread across the Pizzardi estates, targeting Carlo Alberto Pizzardi, seen as the symbol of the old landowning elite. Acts of hostility included mock executions, such as the staged hanging of the Marquis in 1910 at the Donzelli farmstead. These and other demonstrations convinced Pizzardi to leave Bentivoglio in 1911. The estate’s management was entrusted to the Swiss agronomist Armando De Rahm. When the Marquis died in 1922, without heirs, he bequeathed all his assetsincluding the mills and industrial plants—to the Bologna Hospital Administration (Amministrazione degli Ospedali di Bologna). In 1926, a new mill entered operation. The Hospital Administration commissioned modernization works from the Alessandro Calzoni company, in cooperation with the Società Anonima Officine Meccaniche (later Officine Reggiane) of Reggio Emilia. During the Second World War, Bologna and its surroundings were heavily bombed, first by the Allies and later by retreating German forces. The mill’s tall chimney, a visible industrial landmark, was considered a potential target; consequently, it was partially demolished, leaving only a short internal section, still visible today.

1945
At the end of World War II, on April 21, 1945, the retreating Nazi army blew up the castle tower and the part of the mill located above and east of the Navile Canal, facing Via Saliceto. In the photo below on the left, a superimposition of an old and a modern image shows that the black‑and‑white portion corresponds to the section of the building destroyed together with the 14th‑century tower.

    



BIBLIOGRAFIA "IL MULINO"


Il Castello di Bentivoglio a cura di Anna Laura Trombetti Budriesi

Mulini, Canali e comunità della
pianura bolognese tra Medioevo e Ottocento a cura di Paola Galletti e Bruno Andreolli

I Cavalieri della Valle a cura di Salvatore Bianconi

Galleria Fotografica a cura del "Gruppo Fotografico Bentivoglio
e dintorni" e "Bentivoglio Paese"


Le immagini riferite alla ristrutturazione del mulino nell'Ottocento derivano dalla riproduzione di documenti "originali" dell'Architetto Venturoli e sono state fornite gentilmente dalla Fondazione Collegio Artistico Angelo Venturoli. Le immagini sono coperte da diritto d’autore.
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