la croce viaria di san marino - Bentivoglio e dintorni

Vai ai contenuti

Menu principale:

Commenti
 
 
 
 
 
 
 
 
La Croce viaria di San Marino,
bottega bizantina, VIII secolo (?)

Articolo di
Matteo Rozzarin

I viaggiatori di età remote che attraversavano le incerte strade di Bologna e delle sue campagne potevano trovare la loro strada camminando lungo le arterie principali, fiancheggiando i luoghi sacri e orientandosi usando punti di riferimento ornati da semplici simboli religiosi. Questi segni erano occasionalmente accompagnati da reliquie o piccoli altari, destinati alla devozione e alla preghiera. Nonostante fossero abbondanti, a seguito di un continuo processo di secolarizzazione che trovò il suo culmine durante il periodo napoleonico, oggi ne rimangono solo alcuni esempi, principalmente conservati nelle chiese cittadine (le croci in San Petronio ad esempio furono trasportate nelle navate laterali nell'agosto del 1796). Simili croci venivano collocate lungo i percorsi frequentati dai viandanti, che fossero mercanti o pellegrini, per segnalare la vicinanza di una chiesa o di un luogo di importanza ecclesiastica, dove potevano cercare rifugio o chiedere assistenza. Possiamo anche interpretarli come manifestazioni tangibili dell'evoluzione (dalla società romana antica a quella medievale) dei luoghi in cui venivano posti i segnali di confine, oltre a rappresentare un riflesso di una tradizione religiosa antichissima legata ai santuari dedicati alle divinità che vigilavano sugli incroci stradali, i "Lares Compitales", ossia le divinità che proteggevano le famiglie e per le quali venivano eretti piccoli templi dove le strade si intersecavano.
La croce in pietra scolpita di San Marino presenta la figura di un Agnus Dei, ovvero un agnello che porta una croce, che rappresenta appunto Cristo e la sua Passione. Un simbolo che diverrà assai diffuso con l'influenza bizantina anche in ambito romano (il papato romano fu esso stesso di diretta emanazione bizantina fino all'VIII secolo).
Come indicavo nel titolo, la datazione all'VIII secolo va presa cum grano salis, anche se la ritengo plausibile, sul fatto invece che sia una croce di bottega bizantina o "romagnola" possiamo tuttavia prenderlo come dato abbastanza attendibile anche nel caso di una datazione successiva. Stiamo parlando di una figurazione appartenente al repertorio dell'astrazione geometrica (tipica dei secoli VIII-IX). L'opera è infatti caratterizzata da un tenue plasticismo: la tridimensionalità non è cercata nel volume, ma viene risolta in superficialità attraverso la linea di contorno che definisce i limiti spaziali delle figure. Questo linguaggio, pur mediato dall'astrazione, serve a rendere visibile l'invisibile divino attraverso motivi come spirali e nastri intrecciati. Del resto, sappiamo benissimo come l'influenza dello stile bizantino (il cosiddetto fondo oro in pittura assieme alla mancanza di espressività tipicamente ieratica delle figure) sia stata prevalente lungo tutto il corso dell'arte figurativa medievale in Italia, persistendo fino a Rinascimento inoltrato.
Sotto l'Agnus Dei della croce di San Marino si dipana lungo tutto il braccio orizzontale un tralcio di vite, simbolo del verbo divino. Questo elemento appartiene al tema universale del tralcio abitato, un motivo profondamente ricco di significato nell'arte medievale. Mentre il racemo d'acanto classico rimanda a morte e rinascita, la sostituzione con la vigna carica la croce di valenze cristologiche: essa ricorda al fedele che solo chi rimane "attaccato alla vigna" (Cristo) non cade e trova rifugio. In questo contesto, la strada intorno alla croce rappresenta la "selva" (la vita piena di insidie), mentre il tralcio indica la direzione per oltrepassare i pericoli e giungere alla salvezza. Una simbologia che troviamo attestata in molti edifici sacri dell'epoca: il Battistero di Callisto a Cividale del Friuli, ad esempio, presenta tralci di vite che si snodano lungo gli archi della struttura, richiamando la parabola di Cristo "vera vite" (Giovanni 15,1) e trasformando il battistero in un giardino mistico. Similmente, nelle antiche pievi tra Romagna e Toscana, i tralci e i grappoli d'uva venivano scolpiti per ricordare al fedele l'immortalità e l'Eucarestia. Basti pensare alla Pieve di S. Maria a Partina nel Casentinese, dove sono stati rinvenuti lacerti di antiche recinzioni d'età carolingia animati da tralci a due vimini con grappoli e foglie d'uva, o al Castellare di Bibbiena, dove si documentano frammenti di lastra con grappoli e foglie di vite entro racemi a due cappi. Particolarmente significativa è l'Abbazia di Sant'Ellero a Galeata, i cui marmi del primo periodo (VI-VII secolo) presentano racemi e grappoli d'uva che mostrano una simbiosi tra simbolo e significato, influenzata dal mondo bizantino ravennate. Tra i reperti spicca un pluteo in marmo decorato con una ruota, un sorprendente e similmente orientato agnello crucifero reggente una croce di tipo greco e tralci di vite, un insieme iconografico che rispecchia perfettamente il linguaggio simbolico della croce di San Marino (Trenti F., a cura di, Alto Medioevo Appenninico. Testimonianze altomedievali fra Casentino e Val Bidente, Bibbiena 2015). Quello che non possiamo sapere data la posizione attuale del manufatto è se vi sia qualcosa nel lato opposto, occupato in questi oggetti con qualche probabilità da altre raffigurazioni simboliche.
La seconda croce che si può citare a paragone si trova alla Croce Coperta di Imola ed è stata probabilmente eretta nell'XI secolo o nella prima metà del XII secolo; il motivo del raffronto deriva proprio dal fatto che essa conserva ancora gli stessi schemi e lo stile artistico tipico della manifattura bizantina. Una terza croce, sempre di tipo greco, la si può vedere ad Aquileia e proviene da materiali lapidei di altare di una chiesa del V secolo.
La particolarità delle tre croci è che l'Agnus Dei viene rappresentato con il capo a destra mentre nell'iconografia più diffusa, nei mosaici ravennati e più spesso in quelle delle epoche successive esso viene rappresentato con il capo a sinistra e l'asta della croce che attraversa il corpo da sinistra a destra, in modo esattamente speculare dunque ai tre casi qui presentati. Questa "anomalia speculare" (capo a destra) rappresenta una persistenza di schemi orientali rari. Mentre l'iconografia "sinistra-destra" (come quella di Santo Stefano a Bologna, di cui è conservata una croce stazionaria con Agnus Dei al Museo Civico Medievale provenienti dagli scavi della Basilica) diventerà lo standard, il modello di San Marino testimonia la vitalità delle botteghe bizantine nell'area emiliano-romagnola, capaci di mantenere linguaggi formali arcaici ma potentemente simbolici. La diffusione del gusto bizantino nell'entroterra si osserva nel caso di Aquileia e, significativamente, proprio in ambito longobardo, dove a Cividale del Friuli il Battistero di Callisto (VIII secolo) riflette questa "eredità bizantina classica" nel rigore simmetrico e nell'eleganza dell'intaglio, contrapponendosi allo stile più propriamente "barbarico" dell'Altare di Ratchis.
Ma perché la croce sta lì esattamente in quella posizione, radente alla facciata della Chiesa subito a ridosso dei due contrafforti di destra? Ebbene qui bisogna fare un salto deciso verso l'età moderna, giacché la spiegazione di tutto ciò appare squisitamente…politica. E ce la fornisce sempre l'ottimo Enrico Rizzo nella sua ricchissima e mai abbastanza lodata opera sulla Pieve di San Marino (1989). Essa data dalla caduta del potere napoleonico in Italia come reazione fortemente emotiva di un parroco di campagna che si illude di chiudere finalmente e definitivamente con lo "spirito del '96" e con la quale io stesso chiudo: "Fu allora che l'Arciprete di s. Marino, nella convinzione che con la caduta di Napoleone creduto l'anticristo iniziasse un rinnovato fervore religioso, prese la croce bizantina che giaceva in un angolo del battistero risalente probabilmente all'VIII secolo, la volle nuovamente innalzata dinanzi alla chiesa" (p. 122). Non sarà però così e la storia camminerà ancora, ma questa immagine rimane testimonianza viva e, per così dire, lapidaria, dello spirito assai agitato di un'epoca.

 
 
Croce viaria di San Marino di Bentivoglio
Croce viaria di San Marino di Bentivoglio
 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu