CIGNO REALE  -  CYGNUS OLOR

 

Uccello di grande dimensione appartenente all’ordine degli anseriformi ed alla famiglia degli anatidi; si presenta con una lunghezza di circa 130 – 150 cm, ala di 55 – 62- cm, con una apertura alare che può andare da 200 a 230 cm, il becco di circa 8 cm, un peso di cieca 15 kg; iride nera.

Uccello a tutti noto, non presenta dimorfismo sessuale se non per una leggera differenza nelle dimensioni  (la femmina,infatti, è leggermente più piccola del maschio) e per la presenza di una protuberanza nera sul becco arancio più evidente nel maschio.

Gli adulti si presentano con piumaggio chiaro, quasi bianco, privo di contrasto, una sfumatura rugginosa, più o meno intensa, può essere presente sul collo e sul capo, le zampe sono nere. 

I giovani appaiono ricoperti da un piumino grigiastro più o meno intenso ed assumono la tonalità bianca dopo il primo inverno; talvolta, nelle popolazioni domestiche e/o semidomestiche il piumaggio è completamente bianco.

Quando nuota il collo assume una elegante posizione ad  S con il becco leggermente ripiegato in basso e questa postura lo identifica rispetto ai congeneri cigno selvatico e cigno minore.

In volo tiene il collo proteso in avanti mentre la punta della coda , quasi in linea con il dorso ed il collo, supera nettamente l’estremità delle ali; il potente battito delle ali produce un forte rumore udibile anche a notevole distanza.

L’habitat preferito è rappresentato dai grandi specchi d’acqua con vaste aree palustri dove costruisce il suo voluminoso nido, con acque non più profonde di un metro e con le rive non particolarmente ripide ed accidentate.

Si alimenta prevalentemente in acqua di vegetazione palustre immergendo il lungo collo ed  assumendo spesso la posizione tipica delle anatre di superficie , con zampe alte fuori dall’acqua e il posteriore all’insù; si alimenta anche sul terreno pascolando come le oche e all’occorrenza si ciba anche di piccoli animali come rane, molluschi, insetti e larve.

Fino a qualche decennio fa la specie era abbastanza rara e localizzata in alcuni grandi laghi del nord  Italia, negli ultimi decenni del secolo scorso ha iniziato, anche a seguito di diverse introduzioni, una fase di forte e veloce espansione che l’ha portata ad essere presente in molti degli spazi a lei congeniali.

In tempi storici la specie era ritenuta nidificante esclusivamente allo stato domestico o semi-domestico;  generalmente confidente assume , nel periodo della nidificazione, una forte aggressività , non solo verso possibili predatori, ma anche verso i consimili, mentre diventa più gregario in inverno.

Il nido è costruito su terreno ricco di vegetazione palustre ed è costituito da un ammasso vegetale di paglia e canne secche, con un diametro che può superare i due metri; all’interno erbe e piume sulle quali vengono deposte, già nel mese di marzo-aprile da 6 a 8 uova, covate prevalentemente dalla femmina.

Il maschio difende il proprio territorio da ogni intruso, sia esso un’oca un po’ curiosa o una volpe dalle intenzioni non troppo pacifiche; le uova, di forma allungata, hanno dimensioni di circa 12x7,5 cm e peso medio circa 350 gr.

I piccoli seguono i genitori poche ore dopo la nascita e sono abili al volo dopo circa 4 mesi.

In oasi ci sono state nidificazioni per diversi anni.

 

 

NOTA DEL "WWF"

Con alcuni esemplari si può quasi sempre osservare in tutte le stagioni , sono quasi sicuramente individui di origine domestica,  nell’ottobre 2004 sono stati reintrodotti 6 individui poi scomparsi, nel gennaio 2006 altri 6, dal 19 al 20/12/’05 erano presenti 4 individui e dal 12 al 13/01/’06 tre, nel 2006 una coppia ha nidificato ma non sono nati i pulcini, anche nel 2007 una coppia ha nidificato, sono nati 4 pulcini e ne sono sopravvissuti 3, nel 2008 dalla stessa coppia ne sono nati e sopravvissuti 5 e nel 2009 7 purtroppo deceduti per un'infezione.  

Cigno nero. Un individuo di questa specie alloctona è stato osservato il 5/01/'08 (Golinucci L. com. pers.)

Cigno selvatico. In [Bianconi S. 1996] è riportata la presenza storica intorno al 1882 e il 2/11/1892, tale pubblicazione non è un testo scientifico, potrebbe essere stata fatta confusione con il Cigno reale, se vere si tratterebbe delle uniche segnalazioni note per il bolognese.