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Gli affreschi di Ponte Poledrano:
descrizioni, confronti, possibili esecutori

Pasquini Laura (2019). Gli affreschi di Ponte Poledrano: 
natura, svago e politica agraria sulle pareti della Domus Jucunditatis di Giovanni Bentivoglio. 
Bologna: Bononia University Press. In Arte e umanesimo a Bologna, Materiali e nuove prospettive, a cura di Daniele Benati, Giacomo A. Calogero

Articolo di Matteo Rozzarin

Il saggio di Laura Pasquini ci consegna un'analisi approfondita degli affreschi che decoravano la Domus Jucunditatis, la residenza prediletta di Giovanni II Bentivoglio a Ponte Poledrano. Costruita tra il 1475/76 e il 1481, questa dimora non era solo un luogo di svago e rappresentanza, ma il fulcro di una vasta e redditizia impresa agricola. L'autrice evidenzia come la funzione strategica della villa quale centro agricolo si rifletta potentemente nel suo apparato decorativo.
Il cuore dell'indagine risiede nel ciclo pittorico noto come "Storie del Pane". Queste scene, che narrano il percorso del lavoro agricolo dalla preparazione del terreno alla panificazione e al banchetto, vengono interpretate non come mera decorazione, ma dalla prospettiva di una rappresentazione visiva della politica agraria di Giovanni II Bentivoglio. Attraverso questi affreschi il signore bolognese intendeva mostrare l'organizzazione e la potenzialità produttiva della sua campagna, facendosi dunque garante dell'approvvigionamento di grano e pane, soprattutto in tempi di carestia.
Un aspetto centrale del saggio è l'osservazione di un cambiamento iconografico significativo: il paesaggio agrario non funge più da sfondo neutro, come nei cicli cortesi alla Schifanoia, ma diviene paesaggio pittorico, assumendo un ruolo di primo piano nella narrazione complessiva. Questa "sovversiva promozione" del paesaggio rurale riflette una scelta precisa del committente mettendone in luce il legame affettuoso con la natura, tipico dell'arte felsinea e del suo "specifico bolognese".
L'autrice analizza anche altri elementi decorativi, come le figure di apostoli nella cappella, purtroppo deteriorate, e le decorazioni araldiche e a tema rurale nelle stanze; alcuni cenni molto interessanti e stimolanti (primo fra tutti il confronto fra la spavalda figura in posa guerresca e l'Arcangelo della Cappella Bellincini del Duomo di Modena) vengono fatti a proposito delle figure del corridoio al piano terra delle quali rimangono soltanto alcuni lacerti sbiaditi e consunti. Viene altresì discusso il lungo dibattito sull'attribuzione degli affreschi, ipotizzando mani legate all'ambiente ferrarese attivo a Bologna, con riferimenti a Lorenzo Costa, al Maestro del Dittico Gozzadini, o ad altri artisti anonimi. La tecnica utilizzata, una tempera a latte di calce meno durevole del vero affresco, spiega in parte lo stato di conservazione. Questo saggio rappresenta un contributo rilevante per comprendere l'arte e la cultura nella Bologna rinascimentale e costituisce una lettura imprescindibile per gli studiosi e gli appassionati del periodo, che troveranno nuove chiavi di lettura per un sito affascinante e complessivamente sottovalutato.

 
 
 
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